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“SIATE COSTRUTTORI DI PONTI FRATERNI E NON DI MURI”

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  • 02/08/2016

TERMINATA LA GMG DI CRACOVIA, PAPA FRANCESCO
DA’ L’APPUNTAMENTO AI GIOVANI A PANAMA NEL 2019

“SIATE COSTRUTTORI DI PONTI FRATERNI E NON DI MURI”

 

La prossima GMG sarà a Panama, nel 2019. L’annuncio del Papa arriva al termine dell’Angelus al Campus Misericordiae, durante la Messa conclusiva della Giornata mondiale della gioventù di Cracovia. Sarà il piccolo Paese latinoamericano a ospitare, dopo le due a livello diocesano, la prossima Gmg. Una scelta che richiama il valore del dialogo, simboleggiato dal celebre canale che unisce l’Oceano Atlantico con il Pacifico e dal ponte che lo sovrappassa, per decenni l’unico collegamento permanente tra le due Americhe.

Proprio il richiamo alla bellezza dello stare insieme, all’impegno per la fraternità è stato del resto uno dei temi guida della Gmg di Cracovia. Una suggestione rimarcata più volte fino alla fortissima immagine rilanciata nella Veglia di sabato 30 luglio: “E’ più facile costruire ponti che innalzare muri”.

La GMG di Cracovia è terminata, è terminata in una sera di freddo e di pioggia dal sapore quasi autunnale. In netto contrasto con la Messa del mattino, l’Eucaristia di chiusura della Gmg, che era stata invece accompagnata dal sole e da una temperatura ideale.

 

Prima di partire, ha incontrato i 20 mila volontari e a loro ha dato due consegne: la memoria e il coraggio. Nella Tauron Arena, tra musica e colori, parlando ai circa 20mila ragazzi che hanno aiutato e accompagnato i pellegrini il Papa mette da parte il testo scritto e parla a braccio. “Voi siete la speranza per il futuro, la speranza del mondo”.

Ma questo comporta due condizioni, la prima è la memoria, della propria storia, della propria famiglia, del proprio Paese. Memoria – aggiunge il Papa – che si alimenta parlando con i genitori, con gli anziani, soprattutto con i nonni. “Gli anziani sono la saggezza delle nazioni”. E qui Francesco sorridendo si rivolge ai ragazzi: promettete di preparare la prossima Gmg parlando di più con i nonni? E se i vostri nonni sono già in cielo, con gli anziani?”.

La seconda condizione è il coraggio nell’affrontare il presente. E allora il Pontefice ricorda Maciej Ciesla, il giovane grafico della Gmg morto il 2 luglio per un cancro e di cui il fratello ha letto una commovente testimonianza. Era coraggioso anche nella lotta alla malattia. Di sicuro è stato “speranza per l futuro”.

 

Durante l’omelia della messa di congedo della GMG di Cracovia, seguita secondo i dati comunicati dalle autorità da oltre 1,5 milioni di giovani nel Campus Misericordiae, Francesco, commentando l’episodio evangelico di Zaccheo, mette in guardia i giovani dai rischi dello scoraggiamento, del pensare in piccolo, del considerarsi meno di quel che sono. Soprattutto li invita a non temere “la folla mormorante” che “potrebbe ridere di voi perché credete nella forza mite della misericordia”, che “potrebbe giudicarvi dei sognatori perché credete in una nuova umanità, che non accetta l’odio tra i popoli, non vede confini dei Paesi come delle barriere”.

 

Pericoli da conoscere, da affrontare senza paura di dire sì a Dio, un Dio vicino, che “ci invita al coraggio vero”. Ma voi, aggiunge il Pontefice “non lasciatevi anestetizzare l’anima”, non fermatevi alla superficie delle cose e diffidate dalle liturgie mondane dell’apparire”, cercate la connessione più stabile: “Quella di un cuore che vede e trasmette il bene senza stancarsi”.

L’impegno affidato ai giovani allora è quello di essere costruttori di una nuova umanità, lottando per il bene in quanto bene, senza aspettare di sentirsi dire bravi. La Gmg allora “comincia oggi e continua domani a casa perché è lì che Gesù vuole incontrarti d’ora in poi”.

Sabato sera, 30 luglio, durante la veglia, Il Papa, rivolto ai giovani che lo acclamavano, ha detto: “Volete lottare per il vostro futuro?” E i giovani, alla seconda richiesta del papa, gli rispondono "sì". Un coro deciso: "Sì". Fa fare un momento di silenzio. Un silenzio che dice tanto all'umanità di oggi. In piedi, i giovani, per mano, e in preghiera. Tutti.

 

Il Papa invita i giovani a scuotersi dal torpore e dalla “felicità del divano”, invitandoli a mettersi in cammino. Da giovani del divano a giovani con le scarpe, "meglio ancora con gli scarponcini calzati", per andare per le strade seguendo la pazzia del nostro Dio che ci insegna a incontrarlo nell'affamato, nell'assetato, nel nudo, nel malato, nell'amico che è finito male, nel detenuto, nel profugo, nel migrante. Giovani con le scarpe per lasciare un'impronta nella storia, per difendere dignità e libertà che altri vorrebbero costringere in spazi limitati e ristretti.

Francesco usa un linguaggio diretto. Parla di imbambolati, intontiti. "Cari giovani, noi non siamo venuti al mondo per vegetare, per passarcela comodamente. Siamo venuti per lasciare un'impronta", per essere protagonisti nella storia. E poi li ha ammonito a rifuggire da vecchie e nuove droghe, anche "quelle socialmente accettate che finiscono per renderci schiavi. Le une e le altre ci tolgono la libertà.

Infine l'invito a darsi la mano, per "questo ponte primordiale", ha detto Francesco. "È il grande ponte fraterno, e possano imparare a farlo i grandi di questo mondo, ma non per la fotografia, bensì per continuare a costruire ponti sempre più grandi. C'è tempo ancora per una domanda per i tanti giovani che ascoltano in silenzio. "Ci stai? Cosa rispondono le tue mani e i tuoi piedi al Signore, che è via, verità e vita?". La risposta spetta a ciascuno di noi.

 

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