La buona giornata

La Mamma!

Il Vangelo del giorno a cura di don Vittorio Marelli

don Vittorio Marelli, sacerdote della Parrocchia dell’Annunciazione a Milano Affori:

Riflessioni al Vangelo del giorno secondo la liturgia ambrosiana

 

 

 

Martedì 04/08/2020

Vangelo - (Lc 11,5-8)

Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto a me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono».

Riflessioni

La parabola è la storia di tre amici, uno amico dell’altro. Il primo è “l’amico viaggiatore” (= amico inaspettato) che arriva a casa del secondo, l’ “amico ospitante”, a mezzanotte. Dobbiamo tenere presente che al tempo di Gesù i rapporti umani erano molto importanti, l’amicizia era uno degli elementi fondanti della società e l’ospitalità era tenuta in grande considerazione, accogliere l’ospite era una questione di onore. Inoltre all’epoca in Palestina era consuetudine iniziare un viaggio al calar del sole ed approfittare delle ore notturne per gli spostamenti a causa del clima molto caldo. L’arrivo dell’amico viaggiatore a mezzanotte non è pertanto un fatto eccezionale. L’amico ospitante accoglie il viandante senza indugio ma “non ha cosa mettergli davanti”, non ha niente da offrirgli da mangiare; quindi si precipita a casa del terzo amico, “l’amico importunato”, a chiedere tre pani, il pasto di una persona, in modo da poter onorare il dovere di ospitalità.

La tipica casa palestinese si componeva di un’unica stanza che di giorno serviva da abitazione e di notte da dormitorio per tutti i familiari, i quali dormivano a terra su delle stuoie, l’uno accanto all’altro. E’ facile immaginare il disagio provocato dalla richiesta importuna a mezzanotte: alzarsi per andare a prendere il pane nella dispensa ed aprire la porta di casa all’amico significava recare disturbo a tutta la famiglia.

L’amicizia è il sentimento che spinge a chiedere, anzi a disturbare in un ora sicuramente scomoda, e sempre l’amicizia spingerà ad esaudire la richiesta, ma se questa dovesse venir meno, sarà l’insistenza a garantire il risultato: l’amico importunato darà il pane, fosse altro per avere la pace.

Questo il quadro della parabola.

Vediamo ora di rileggerla per noi.

L’amico importunato è Gesù.

All’inizio pone un’apparente resistenza: “Non mi importunare!”.

È la prima sensazione che – a volte – abbiamo di Dio: ci sembra lontano!

È la prima esperienza che – a volte – abbiamo della preghiera: Dio sembra sordo! (cfr Salmo 12 e Gesù sulla croce).

Perché è così?

Dio ama che gli diamo fastidio! Vuole che insistiamo, che desideriamo. Dio ci chiede di desiderare, perché solo a chi desidera l’amore si può donare.

Dio vuole, soprattutto, che cerchiamo Lui…non le cose!

La persona che chiede è ciascuno di noi.

Mezzanotte è il tempo dove è improbabile che qualcuno ci ascolti, ci dia retta. Per questo si va sul sicuro, si cerca l’amico del cuore cioè quello con cui si può osare di più.

E l’amico, ci apre, ci ascolta, ci dona ciò di cui abbiamo bisogno!

E ricevendo il pane, il primo pensiero della persona è: questo amico mi vuole veramente bene!

Ecco l’esperienza autentica della preghiera: il sentirsi amati e accolti da Dio! Prima ancora di chiedere e ricevere, la preghiera ci fa sentire figli amati. Figli per i quali Dio ha sempre tempo. Quando prego, dunque, la prima esperienza che faccio è quella di sentirmi amato. E il pane è segno concreto dell’amore.

Il viaggiatore inatteso sono tutti coloro che incontro, che hanno bisogno di me.

Ecco che il pane dalle mie mani passa alle loro.

L’amore ricevuto chiede di essere donato…e la preghiera diventa vita!

A Gesù sta a cuore la causa dell'uomo oltre a quella di Dio: non vuole che la preghiera diventi un dialogo chiuso, ma che faccia circolare l'amore (i tre pani) nel corpo del mondo.

Pregare è far circolare il pane dell'amore, nelle vene del mondo.

Ecco la “verifica” della preghiera: la carità!

La preghiera è autentica quando ti cambia la vita, quando ti rende simile a Gesù, quando ti spinge a dire sia fatta la tua volontà! Non la mia…

La familiarità con il Signore, dunque, non è più limitata al momento della preghiera ma ti “accompagna” sempre. E così il modo di vedere, di agire, di parlare, di pensare, di scegliere, è sempre quello di Gesù!

E, viceversa, ciò che ogni giorno vivi ritorna nella preghiera (soprattutto in quella della sera).