La buona giornata

La Mamma!

Il Vangelo del giorno a cura di don Vittorio Marelli

don Vittorio Marelli, sacerdote della Parrocchia dell’Annunciazione a Milano Affori:

Riflessioni al Vangelo del giorno secondo la liturgia ambrosiana

 

 

 

Lunedì 29/07/2019

Vangelo - (Lc 9,37-45)

Quando furono discesi dal monte, una grande folla venne incontro al Signore Gesù. A un tratto, dalla folla un uomo si mise a gridare: «Maestro, ti prego, volgi lo sguardo a mio figlio, perché è l’unico che ho! Ecco, uno spirito lo afferra e improvvisamente si mette a gridare, lo scuote, provocandogli bava alla bocca, se ne allontana a stento e lo lascia sfinito. Ho pregato i tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa, fino a quando sarò con voi e vi sopporterò? Conduci qui tuo figlio». Mentre questi si avvicinava, il demonio lo gettò a terra scuotendolo con convulsioni. Gesù minacciò lo spirito impuro, guarì il fanciullo e lo consegnò a suo padre. E tutti restavano stupiti di fronte alla grandezza di Dio.

Mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

Riflessioni

“Essi non capivano queste parole”.

Nelle confessioni ricevo diverse volte le confidenze di giovani e adulti che condividono la fatica del sentirsi soli sul posto di lavoro o a scuola nel credere in Gesù, nell’essere cristiani. Penso che loro possano dunque capire bene la solitudine di Gesù che in questo brano di Luca appare completa. Infatti neppure i suoi discepoli più intimi sono in grado di condividere il lato più profondo della sua vicenda. La sua novità sfugge a tutti. E la sua novità ci chiama croce. Croce, cioè il lato più luminoso, nuovo e imprevedibile del volto di Dio rivelato da Gesù. Ma Gesù è chiaro: ciò che deve importare al discepolo non è la gloria del Maestro ma il suo consegnarsi per amore.