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“Noi eroi? Per l’amor del cielo. Abbiamo fatto tutti il nostro dovere. Senza presunzione”

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  • 15/05/2020

In questa intervista, il dott. Daniele Colombo, direttore dell’Unità di terapia semi intensiva e pneumologia dell’Ospedale di Merate, già ospite in alcune trasmissioni a Radio Mater, racconta la “situazione drammatica” vissuta in queste “strazianti settimane” del Covid 19;

 

“Noi eroi? Per l’amor del cielo.
Abbiamo fatto tutti il nostro dovere. Senza presunzione”

 

“Noi eroi. No per favore. Non siamo eroi, ma persone che cercano di svolgere al meglio il loro lavoro. E’ il nostro dovere. Magari tra qualche mese a questi eroi qualcuno invierà una denuncia per la morte di un loro caro! Un’emergenza simile non l’ho mai vista. Tutti i reparti trasformati in terapia intensiva. E quanti morti. Uno strazio per noi non poterli salvare”. Il dott. Daniele Colombo, direttore presso l’Unità operativa complessa, terapia semi intensiva respiratoria e pneumologia presso l’INRCA

IRCCS all’interno dell’Ospedale San Leopoldo Mandic di Merate e primario di pneumologia UOC riabilitativa presso l’ospedale INRCA di Casatenovo (Lecco) non si fa illusioni e non crede molto agli “osanna”, che si stanno levando in questi giorni nei confronti degli operatori sanitari. Sa che ci potrebbero essere anche i “crucifige”. Quelle settimane difficilmente li dimenticherà. Tanti ricoveri, tanti ammalati, e tanti morti. In poco tempo tutti gli ospedali della Lombardia sono andati in tilt.

Come mai, dottore? Non eravamo preparati a questa pandemia, nonostante le prime avvisaglie dalla Cina?

No non si è mai preparati ad un disastro. Si era in un certo qual senso preparati, ma non si pensava a uno “tsunami” simile. Migliaia di morti. Gli ospedali si sono dovuti trasformare in modo troppo repentina. Sono spariti tutti i reparti, di urologia, di cardiologia, ginecologia, unità coronarica, pediatria… Tutto è diventato un unico reparto infettivi. Era impossibile prevedere un fatto simile

Perché il coranavirus si è concentrato soprattutto nella zona rossa di Codogno, Bergamo, Brescia, Lecco, Milano?

Non c’è una spiegazione scientifica almeno per ora. Sicuramente la partita di Champions League Atalanta- Valencia ha favorito il contagio sia nell’andata che nel ritorno in Spagna. Ora dobbiamo capire tante cose di questa pandemia e dare una ragione scientifica. Perché, per esempio, si è mossa verso Ovest e meno verso Est?

Qualcuno sostiene che l’inquinamento presente in Pianura Padana abbia favorito l’esplosione dell’infezione nelle città del Nord.

Non credo: potrebbe essere una concausa, ma non si può attribuire all’inquinamento il diffondersi del virus. Se si intende che il covid 19 si sia insediato in apparati respiratori non ottimali, più deboli, in parte appesantiti o già compromessi a causa dell’inquinamento, allora condivido. Un altro dato da approfondire è perché in Lombardia abbiamo avuto una mortalità molto più alta rispetto al Veneto?

Quali sono state le difficoltà maggiori che avete incontrato nel far fronte a questo virus? La mancanza di protezioni?

Sicuramente la mancata protezione iniziale ha favorito il diffondersi del virus. Tanti colleghi di medicina generale affrontavano l’epidemia inconsapevoli della gravità del virus. Ecco il perché di tanti morti tra i medici. Per fortuna nel nostro comprensorio ospedaliero di Lecco e Merate siamo stati muniti sempre delle necessarie protezioni.

In questi giorni abbiamo letto e sentito che la mancanza di posti letto in terapia intensiva ha costretto a selezionare i pazienti, scartando i più deboli, gli anziani. Veramente è avvenuto questo o si è trattato di una fake news?

Bisogna innanzitutto capire di cosa stiamo parlando. Abbiamo avuto un afflusso incredibile di malati al pronto soccorso. File e file di ambulanze che aspettavano di entrare. Arrivavano pazienti già gravissimi e i rianimatori si sono impegnati all’inverosimile per cercare di alleviare le loro sofferenze. Il mio reparto di pneumologia semi intensiva è diventato di intensiva. I pazienti aumentavano e non si sapeva più dove metterli. I malati venivano intubati al pronto soccorso e attendevano che si liberasse un posto nei vari ospedali della zona. Qualcuno salutava i propri famigliari al pronto soccorso e due giorni dopo dovevamo telefonare per dire che era deceduto. La malattia aveva una evoluzione veramente drammatica, impensabile. Nella sala mortuaria non c’era più posto e le salme rimanevano nei reparti. Gli infermieri andavano a casa piangendo. Mai avevamo vissuto una situazione drammatica come questa. Quando iniziavi il turno, vedevi i degenti che stavano male e soffrivi perché non potevi entrare subito: dovevi indossare tutti i presidi necessari. Qualche volta siamo entrati anche senza le protezioni sufficienti, esponendoci noi stessi. Ecco il perché di tanti decessi tra i sanitari

Certamente non è vero che i più fragili in salute venivano intenzionalmente messi da parte, ma è stato inevitabile che i più fragili venissero colpiti dal covid19 in maniera più importante per la presenza di altre patologie. Ci siamo trovati in situazioni strazianti, ad esempio con un solo respiratore libero e con più malati da intubare. In questo caso che fare? Metto il respiratore a un trentenne o un ultraottantenne? Ma questa fase è durata per fortuna poco tempo, solo nei primi giorni. Poi ci siamo riorganizzati e grazie anche alla gara di solidarietà nella donazione di respiratori, abbiamo superato questa emergenza. Purtroppo all'esterno dell’ospedale non si è capito la gravità di questa pandemia. Quando uscivo alla sera trovavo per le strade gente che faceva footing tranquillamente o che discorreva serenamente, come se nulla fosse.

Quanti esempi straordinari da parte di medici, infermieri, sacerdoti, tanto che il papa vi ha definito veri eroi, che danno sé stessi per servire gli altri… Addirittura vi ha definiti “i santi della porta accanto”. Lei si sente un eroe?

Per l’amor del cielo. Abbiamo fatto tutti il nostro dovere. Senza presunzione. Non c’è eroismo. E’ stata una lotta dura. Abbiamo scelto di fare questo lavoro e lo abbiamo sempre fatto. Oggi ci chiamano eroi, ma tra qualche mese a questi eroi qualcuno invierà chissà quante denunce per la morte dei loro cari! Vedrete come vanno a finire i medici-eroi.

Si arriverà anche a questo?

Ne sono sicuro. Purtroppo. I morti sono stati troppi e tante volte abbiamo dovuto agire in estrema emergenza e magari andando fuori dai normali protocolli.

Si sente una gran voglia di ripartire, di dimenticare queste settimane. Ma siamo veramente verso la fase calante della pandemia: i morti sono sempre tanti...

L’alta mortalità in Lombardia è dovuta anche al numero delle case di riposo che le altre regioni non hanno. Oggi siamo in una fase discendente. Ma è proprio adesso che rischiamo di infettarci: cala la tensione e l’attenzione perché ci si sente più tranquilli. I ricoveri sono diminuiti, i respiratori sono tutti liberi. No, la soglia dell’attenzione deve rimanere alta

Cosa ci insegnerà il coronavirus? Sarà tutto come prima?

Non sarà più tutto come prima. Questi giorni ci insegneranno che i valori importanti sono altri, come l’amicizia, la solidarietà, lo stare assieme e che la nostra vita non è eterna. E soprattutto che gli ospedali non sono aziende, ma strutture a servizio delle persone.

Enrico Viganò