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«E noi riusciamo ancora a lasciarci commuovere dall’amore di Dio?»

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  • 30/03/2021

Omelia di papa Francesco alla S. Messa della Domenica delle Palme

 

«E noi riusciamo ancora a lasciarci
commuovere dall’amore di Dio?»

 

Con la Domenica delle Palme siamo entrati nella Settimana Santa che «per la seconda volta la viviamo nel contesto della pandemia». L’anno scorso «eravamo più scioccati», quest’anno «siamo più provati». E «la crisi economica è diventata pesante». Parole pronunciate da papa Francesco introducendo la preghiera dell’Angelus recitata al termine della Messa presieduta in San Pietro davanti ad una piccola rappresentanza di fedeli. In questa situazione storica e sociale, ha ricordato il Pontefice, Dio «prende la croce», Gesù «prende la croce», cioè «si fa carico del male che tale realtà comporta, male fisico, psicologico e soprattutto male spirituale, perché il Maligno approfitta delle crisi per seminare sfiducia, disperazione e zizzania». E noi dobbiamo guardare «la Vergine Maria, la Madre di Gesù» che «ha seguito il suo Figlio» e «ha preso su di sé la propria parte di sofferenza, di buio, di smarrimento e ha percorso la strada della passione custodendo accesa nel cuore la lampada della fede». Perché «con la grazia di Dio, anche noi possiamo fare questo cammino».

Nell’omelia Francesco ha sottolineato che ogni anno la liturgia della Domenica delle Palme «suscita in noi un atteggiamento di stupore: passiamo dalla gioia di accogliere Gesù che entra in Gerusalemme al dolore di vederlo condannato a morte e crocefisso». Un cambiamento dovuto alla gente che in realtà seguiva «più un’immagine di Messia, che non il Messia». A persone che «ammiravano Gesù, ma non erano pronte a lasciarsi stupire da Lui». Infatti «lo stupore è diverso dall’ammirazione ». L’ammirazione «può essere mondana, perché ricerca i propri gusti e le proprie attese». Lo stupore invece «rimane aperto all’altro, alla sua novità». Anche oggi, ha osservato Francesco, «tanti ammirano Gesù: ha parlato bene, ha amato e perdonato, il suo esempio ha cambiato la storia... e così via». Lo ammirano, «ma la loro vita non cambia ». Perché «ammirare Gesù non basta». Bisogna invece «seguirlo sulla sua via, lasciarsi mettere in discussione da Lui». Occorre insomma «passare dall’ammirazione allo stupore».

Il Papa ha esortato a chiedere «la grazia dello stupore». Infatti «la vita cristiana, senza stupore, diventa grigiore ». Ma «se la fede perde lo stupore diventa sorda: non sente più la meraviglia della Grazia, non sente più il gusto del Pane di vita e della Parola, non percepisce più la bellezza dei fratelli e il dono del creato». E «non ha un’altra via che rifugiarsi nei legalismi, nei clericalismi e in tutte queste cose che Gesù condanna nel capitolo 23 di Matteo».

In questa Settimana Santa, ha insistito Francesco, «alziamo lo sguardo alla croce per ricevere la grazia dello stupore». San Francesco d’Assisi, ha ricordato, «guardando il Crocifisso, si meravigliava che i suoi frati non piangessero». «E noi, - ha aggiunto - riusciamo ancora a lasciarci commuovere dall’amore di Dio? Perché non sappiamo più stupirci davanti a Lui? Perché? Forse perché la nostra fede è stata logorata dall’abitudine. Forse perché restiamo chiusi nei nostri rimpianti e ci lasciamo paralizzare dalle nostre insoddisfazioni. Forse perché abbiamo perso la fiducia in tutto e ci crediamo persino sbagliati». «Ma dietro questi 'forse' - ha rimarcato il Papa - c’è il fatto che non siamo aperti al dono dello Spirito, che è Colui che ci dà la grazia dello stupore». «Ripartiamo dallo stupore; - ha continuato Francesco - guardiamo il Crocifisso e diciamogli: 'Signore, quanto mi ami! Quanto sono prezioso per Te!'». «Lasciamoci stupire da Gesù per tornare a vivere, - ha soggiunto - perché la grandezza della vita non sta nell’avere e nell’affermarsi, ma nello scoprirsi amati». Nel Crocifisso «vediamo Dio umiliato, l’Onnipotente ridotto a uno scarto». E «con la grazia dello stupore capiamo che accogliendo chi è scartato, avvicinando chi è umiliato dalla vita, amiamo Gesù: perché Lui è negli ultimi, nei rifiutati, in coloro che la nostra cultura farisaica condanna». Infine, evocando la scena evangelica del centurione, «l’icona più bella dello stupore», papa Francesco ha così esortato: «Fratelli e sorelle, oggi Dio stupisce ancora la nostra mente e il nostro cuore. Lasciamo che questo stupore ci pervada, guardiamo il Crocifisso e diciamo anche noi: 'Tu sei davvero il Figlio di Dio. Tu sei il mio Dio'»

da Avvenire di martedì 30 marzo 2021