Radio Mater

Per un’Europa Cristiana: “Uniti nelle diversità”

  • In home
  • 18/05/2019

Per un’Europa Cristiana:
Uniti nelle diversit

Credere nell’Europa: si può e si deve

«La creatività, l'ingegno, la capacità di rialzarsi e di uscire dai propri limiti appartengono all'anima dell'Europa. Nel secolo scorso, essa ha testimoniato all'umanità che un nuovo inizio era possibile: dopo anni di tragici scontri, culminati nella guerra più terribile che si ricordi, è sorta, con la grazia di Dio, una novità senza precedenti nella storia. Le ceneri delle macerie non poterono estinguere la speranza e la ricerca dell’altro, che arsero nel cuore dei Padri fondatori del progetto europeo. Essi gettarono le fondamenta di un baluardo di pace, di un edificio costruito da Stati che non si sono uniti per imposizione, ma per la libera scelta del bene comune, rinunciando per sempre a fronteggiarsi. L'Europa, dopo tante divisioni, ritrovò finalmente sé stessa e iniziò a edificare la sua casa.» (papa Francesco, 6 maggio 2016) .

Con queste forti parola il Santo Padre pone attenzione verso l’Europa fatta di persone non solo di regole o “carte”. Una Europa che abbia il coraggio di rialzarsi e di far propri gli ideali e le parole dei Padri Fondatori, uomini e donne di coraggio e che hanno testimoniato, a parole e con i fatti, UNITA’, UGUAGLIANZA e FRATENRITA’. Se fossimo in vacanza, in un Paese estero, ed un abitante del luogo ci venisse incontro e ci domandasse: «Di dove sei?», quasi sicuramente risponderemmo: «Italino, Tedesco, Spagnolo, Greco etc…» Sarebbe forse troppo assurdo rispondere «EUROPEO» e poi aggiungere lo Stato di nascita o residenza? Penso di SI, poiché manca a ciascuno di noi un vero sentimento di appartenenza all’Europa; un vero sentimento di fratellanza e di uguaglianza.

La UE viene percepita dai più (forse troppi) come una realtà lontana, fredda, fatta solo di burocrazia e di obblighi di cui non facciamo parte fino in fondo. Una Comunità di Stati che pensa al centralismo dimenticandosi delle identità nazionali. Una UE che non distribuisce i migranti e vuole che solo pochi Stati li accolgano e se ne prendano a carico, pesando sulle casse degli Stati che accolgono e sui contribuenti. Questi i pensieri dei più… purtroppo… e dimenticano il PERCHE’ sia nata la UE.

L’arcivescovo mons. Delpini afferma: «Questa esasperazione del sovranismo mi sembra un’insistenza a fini elettorali più che l’interpretazione del sentimento autentico della gente nella quale, in questi anni, è cresciuto il senso di appartenenza all’Unione. Quello dell’immigrazione è un problema affrontato e regolato male ed è stato ridotto a un insieme di slogan a fini elettorali. Il fenomeno è molto più complesso, interessante e promettente anche se contiene tante insidie e difficoltà».

L’UE è un punto di forza per tutti, soprattutto se vediamo nelle diversità dell’altro un tesoro per tutti noi. Una ricchezza. Un dono prezioso che ci arricchisce e non ci impoverisce. Purtroppo, sotto le elezioni, tutto diventa “politica” e anche il negativo o il “gestito male” diventano ordine del giorno e pura verità. Sotto le elezioni lo spirito del populismo diventa “faro di verità” e cancella in un baleno tutto ciò che di giusto e di vero è stato fatto. Cancella anche l’identità della missione del cristiano: quella di accogliere come ha fatto Gesù. Ci fa dimenticare le nostre radici cristiane, quello che abbiamo imparato sulle ginocchia dei nostri anziani e appreso dalla sapienza del cuore di molti sacerdoti, religiosi, suore e pontefici che ci hanno guidato.

«Bisogna chiedersi – continua mons. Delpini - se la politica debba assecondare le emozioni più istintive e le paure più irrazionali dei cittadini o esercitare un dialogo su progetti comuni. Il populismo induce ad arroccarsi più che a sognare, coltivare speranze, a immaginare percorsi comuni per costruire una società più solidale e giusta». La politica è l’uso del potere legittimo per il raggiungimento del bene comune della società: bene comune che, come afferma il Concilio Vaticano II, “si concreta nell’insieme di quelle condizioni sociali che consentono e favoriscono negli esseri umani, nelle famiglie e nelle associazioni il conseguimento più pieno e più spedito della propria perfezione” (Gaudium et spes, 74).

Il credente che fa politica - e vuole farla ‘da cristiano’ - deve agire con disinteresse, cercando non l’utilità propria, né del proprio gruppo o partito, ma il bene di tutti e di ciascuno, e quindi, in primo luogo, di coloro che nella società sono i più svantaggiati.

I Padri Fondatori dell’Europa: Schuman, De Gasperi, Spinelli, Adenauer, Henri Spaak per citare i più “famosi” hanno voluto che l’Europa una CARTA che proclamasse i diritti e di princìpi della sua esistenza. Essi sono: DIGNITA’, LIBERTA’, SOLIDARIETA’ , UGUAGLIANZA, CITTADINANZA e GIUSTIZIA. Perché ce ne dimentichiamo così spesso?

Papa Francesco ci sta mostrando, fin dall’inizio del suo ministero di Vescovo di Roma e Pontefice, che i gesti comunicano più di qualsiasi discorso o di una predica. Il primo passo per accogliere veramente significa fare spazio dentro di noi, comporta un avvicinarsi deciso e nello stesso tempo delicato all’altro che percepiamo essere in difficoltà o nel bisogno. L’accogliere quindi conduce a farsi vicini, a non essere freddi e insensibili, a non aspettare necessariamente che l’altro “bussi” alla mia porta di casa. L’accoglienza porta ad essere persone che ascoltano, che cercano di comprendere le ferite e il dolore dell’altro. L’accoglienza si realizza dove al centro c’è la persona da accogliere e non il mio desiderio di sentirmi a posto per offrirgli qualcosa. Naturalmente accogliere significa davvero essere disposti a “patire” con e per l’altro.