Radio Mater

Papa Francesco: “Un tempo utile per ritemprare le forze del corpo e dello spirito approfondendo il c

  • In home
  • 24/07/2021

VACANZE – Una riflessione di Vittore De Carli sul periodo delle vacanze alla luce dei papi

 

Papa Francesco: “Un tempo utile per ritemprare
le forze del corpo e dello spirito
approfondendo il cammino spirituale”

 

È arrivato il tempo delle vacanze, delle ferie. Un tempo agognato da molti, ma come vivere le giornate senza lavoro e studio nel[EV1] modo migliore? La vacanza etimologicamente è un’assenza, un vuoto. In latino vacantia deriva dal verbo vacare che significa mancare, essere vuoto. Mentre ferie, dal latino feriae indicava il giorno festivo, di riposo. Oggi le ferie sono un diritto, le vacanze non sono solo giorni senza lavoro, spesso per parlarne o scriverne vi si associano aggettivi come eco-vacanza, vacanza low cost, alternativa, on the road senza dimenticare le “vacanze intelligenti”… Ma quali sono le migliori? Forse è il caso di ritornare al 1987 quando per la prima volta anche un Papa andò in “ferie”. E la vacanza diventò “papale”. Fu San Giovanni Paolo II a inaugurarle. L’idea, di proporre al Papa di passare qualche giorno di riposo tra le montagne, venne a un gruppo di giovani di Treviso, la cui diocesi possedeva una villetta un po’ isolata a Lorenzago di Cadore, vicino al castello di Mirabello, che veniva usata per i soggiorni estivi dei seminaristi.

Wojtyla accettò l’invito inaugurando così le vacanze papali che da allora non si sono più interrotte, anche se papa Francesco preferisce trascorrerle in Vaticano, a casa. Ma questa nuova consuetudine ha per così dire inaugurato anche un magistero dedicato alle vacanze che da Giovanni Paolo II, passando per Benedetto XVI e oggi a Francesco è andato ad arricchire la dottrina sociale della Chiesa, ridisegnando la stessa nozione di vacanza. Non una cosa da ricchi e neppure un tempo di vuoto e assenza secondo l’etimologia, ma come spiegò nel 2017 Papa Francesco durante l’Angelus del 6 agosto di quell’anno qualcosa di importante per tutti, perché tutti noi abbiamo bisogno di «un tempo utile per ritemprare le forze del corpo e dello spirito approfondendo il cammino spirituale».

In questa ottica i giorni di vacanza che ci attendono non sono un tempo vuoto o da sprecare, ma l’occasione propizia, il momento favorevole per recuperare la dimensione umana, prima ancora che cristiana, per eccellenza: il rapporto con la trascendenza. Papa Francesco, che preferisce trascorrere le sue vacanze nel suo “mini-appartamento” a Casa Santa Marta, ha spiegato – sul volo di ritorno dalla Corea del Sud dopo il viaggio apostolico del 2014 – che non vi è nessuna variazione sostanziale, nelle sue giornate, a parte la rarefazione dei momenti pubblici. Quello che cambia è la scansione dei tempi: «Sempre faccio vacanze, ma nell’habitat: cambio ritmo: Dormo di più, leggo le cose che mi piacciono, sento la musica, prego di più…e questo mi riposa».

«La persona non è solo lavoro…Dobbiamo pensare anche alla sana cultura dell’ozio, di saper riposare», aveva spiegato Francesco in un’udienza ai delegati della Cisl, ai quali non a caso aveva parlato di lavoro partendo proprio dal riposo. Una prospettiva, questa, presente nel pensiero di Bergoglio già nella Evangelii gaudium (n. 86) – dove la dimensione contemplativa è la vera alternativa alla “desertificazione spirituale” – e nella Laudato sì (n. 237), in cui il riposo viene definito “un ampliamento dello sguardo”. L’esigenza di santificare il riposo si lega a quella riproposta settimanalmente dalla domenica.

Ma come godere del “giusto riposo” in una società in cui la precarietà è il paradigma dominante e la pensione rischia di rimanere una chimera? È una vergogna, denuncia Francesco: “Riposo, perché c’è lavoro. Al contrario, non si può riposare”. Anche oggi in questo periodo difficile tra mascherine, sanificazioni e speranza di una vera ripartenza c’è chi aspetta questo periodo non solo come opportunità di riposo o di evasione, ma anche di verifica personale, tempo in cui può guardarsi dalla parte di Dio, per scoprire tutta la bellezza del proprio esserci e quello degli altri, del dono della vita, l’unicità e l’irripetibilità impresse dal Signore nel profondo dell’esistenza di ogni vivente. E non serve andare in monasteri, foresterie, a visitare chiese anche andare in montagna o al mare può essere un modo per vivere un periodo di riposto dal quotidiano rimanendo legati a ciò che rende la nostra vita un ringraziamento al Signore. Chi va in montagna scorge la bellezza del creato, familiarizza con la solitudine abitata. Sperimentandosi parte del creato, frammento dell’universo, riflesso della bellezza di Dio. Chi va al mare gode dell’infinito che si staglia davanti agli occhi, sente il sussurro della brezza leggera, scopre che l’amore infinito di Dio avvolge ogni cosa: mentre si sente parte dell’universo, si percepisce prezioso ai suoi occhi.

[EV1]