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«Signore, ferma la pandemia»

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  • 01/05/2021

Riccardo Maccioni di Avvenire in questo articolo ci presenta la maratona di preghiera voluta da papa Francesco per questo mese di maggio

 

«Signore, ferma la pandemia»

 

A metterli tutti in fila si fa il giro del mondo. Per invocare la fine della pandemia il Papa punta sulla preghiera semplice, quella cha dà voce alla devozione popolare, trovando casa nei santuari, “cliniche dell’anima” e insieme riposo per gli spiriti affaticati, cuore materno per chi si sente smarrito. Trenta quelli coinvolti nella maratona di preghiera che inizia oggi e si concluderà il 31 maggio. Uno al giorno, con la sola eccezione del Vaticano, coinvolto due volte, e per ciascuno una categoria speciale di persone su cui chiedere la protezione divina. Il filo rosso è il Rosario che come un tappeto profumato di voci si rivolge al Padre chiedendogli di stare accanto ai suoi figli, di liberarli dall’angoscia di questo tempo sospeso, di consentire la ripresa delle attività sociali e lavorative. Nessuna formula magica naturalmente, nessun cedimento alla logica della macchinetta, semmai la consapevolezza che con la preghiera si possono ottenere cose che l’uomo da solo non saprebbe realizzare. Conta il cuore di chi si rivolge al cielo, conta la forza dello stare insieme, conta la perseveranza nel domandare. «Chiedete e vi sarà dato, cercate e otterrete, bussate e vi sarà aperto» recita il Vangelo. E ancora: «Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà».

Di qui il senso della maratona che parte stasera dalla Basilica di San Pietro con la preghiera del Papa «per l’umanità ferita» e insieme dal santuario inglese di Nostra Signora di Walsingham che affiderà al Signore in particolare i defunti. Ma a prescindere dal punto di partenza tutti i continenti saranno quotidianamente coinvolti. La preghiera verrà infatti trasmessa ogni giorno alle 18, ora di Roma, attraverso i canali ufficiali della Santa Sede. In questo modo – sottolinea una nota del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, cui si deve l’organizzazione dell’evento – si cercherà di «realizzare una preghiera continua, distribuita sui meridiani del mondo, che sale incessantemente da tutta la Chiesa al Padre per intercessione della Vergine Maria». Un’invocazione continua che non resta confinata nel perimetro delle chiese ma entra nel vissuto della gente, attraverso antiche pratiche e nuove tecnologie, così che ciascuno possa dedicare ogni giorno un momento alla riflessione personale in casa oppure in macchina, per strada, con lo smartphone o tramite il pc. E chissà quale straordinario effetto farebbe sentire dall’alto il coro di milioni di voci che in decine di lingue diverse recitano l’Ave Maria. Una sinfonia musicale che come strumenti usa trenta tra i maggiori santuari del mondo, in rappresentanza di tutti gli altri. Nell’elenco le principali mete spirituali dei pellegrini cattolici, da Nostra Signora di Guadalupe a Città del Messico alla Madonna di Czestochowa in Polonia, da Medjugorje (e qualcuno ne resterà sorpreso) alla Vergine dei poveri di Banneux in Belgio, da Lourdes a Fatima, da Nostra Signora del Libano alla St. Mary Cathedral di Sydney in Australia. Due i santuari italiani: la Santa Casa di Loreto e la Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei. A darà il via però sarà il Papa, questa sera dalla Basilica Vaticana, con lo sguardo alla Madonna del Soccorso, icona collocata presso la Cappella Gregoriana dove anche si trovano le reliquie di san Gregorio Nazianzeno, dottore e padre della Chiesa. Sarà questo il primo momento della maratona-staffetta che nel titolo che riprende un passo degli Atti degli apostoli: “Da tutta la Chiesa saliva incessantemente la preghiera a Dio”.

Ed è particolarmente importante quell’avverbio, a indicare la continuità e insieme l’urgenza di rivolgersi al Signore attraverso Maria. Nel segno della costanza e, soprattutto della semplicità, stile che è alla radice stessa del Rosario. «Tutti dovremmo avere l’umiltà di certi anziani che, in chiesa, forse perché ormai il loro udito non è più fine, recitano a mezza voce le preghiere che hanno imparato da bambini, riempiendo la navata di bisbigli – ha osservato il Papa nell’udienza generale dello scorso 21 aprile –. Quella preghiera non disturba il silenzio, ma testimonia la fedeltà al dovere dell’orazione, praticata per tutta una vita, senza venire mai meno». Il segreto sta proprio lì, nel sentire sempre il bisogno di rivolgersi al Padre, nel trasformare le parole che rivolgiamo al Signore in respiro, nel guardare costantemente a Maria. E così aprire le porte delle nostre vite all’amorevole forza che viene da Dio.

Riccardo Maccioni da Avvenire
del 1 maggio 2021