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P. Giuseppe: Punto il dito contro i clienti delle prostitute.

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  • 18/04/2021

Pietro Tosca sul Corriere della Sera ha raccontato il 9 aprile scorso l’apostolato missionario del nostro conduttore, padre Giuseppe Locati, dei Padri Bianchi di Treviglio.

 

P. Giuseppe: Punto il dito
contro i clienti delle prostitute.

 

C’è Anna che a 18 anni è partita dalla Nigeria con la promessa di un lavoro da parrucchiera e, dopo l’inferno della Libia, si è trovata sulla strada a Ghisalba. C’è Lucia, 30 anni che la notte «lavora» a Palosco, vorrebbe fare altro, ma intanto si è rassegnata a prostituirsi perché in Romania ha due figli che sta facendo studiare. C’è Seby, che ogni volta dice che vuole cambiare vita, ma intanto le servono i soldi per il debito che ha con la sua madame. I nomi sono di fantasia, le storie, invece, sono quelle (vere) raccolte da Padre Giuseppe Locati, 74 anni, che dal 2017 con la sua associazione «Alle periferie» si occupa di assistere le ragazze di strada che si prostituiscono tra la Bassa, il Cremasco e il Lodigiano.

Sacerdote dei Padri bianchi di Treviglio con la passione per la scrittura, 30 anni passati in Africa Sub-sahariana, il suo ultimo libro «Ho visto e non posso tacere» racconta gli anni tra il 2012 e il 2016 trascorsi a Goma, in Congo, in un campi che ospitavano 170mila sfollati. «Nel 2016 sono rientrato in Italia — racconta il sacerdote — per un anno ho aiutato la Ruah a Bergamo per dialogare con i migranti al loro primo arrivo in Italia, ma intanto sono rimasto colpito dalla situazione che vedevo sulle strade. Sono un missionario ed è inutile che stia tranquillo seduto sulla mia poltrona o in sacrestia. La mia missione mi chiama a stare sulla strada. Papa Francesco ci invita ad aiutare quelli che sono bollati come gli “scarti dell’umanità” che nelle periferie del mondo sono emarginati. Persone che spesso non vivono lontano ma sono intorno a noi e non vogliamo vedere».

È nata cosi «Alle periferie», la ONLUS che due-tre volte alla settimana porta i volontari guidati da Padre Giuseppe, lungo la Francesca, la Rivoltana e la Bergamina. «È il raggio d’azione che ci siamo dati — spiega ancora il sacerdote —. Andiamo con un pulmino o anche in auto a parlare con queste donne. Non abbiamo un approccio moralista e non cerchiamo di convertirle. Rifiutiamo però quel sentire comune che si nasconde dietro il “poverine” oppure le bolla dicendo “se lo sono cercato” o ancora “lo hanno voluto loro”. A queste ragazze offriamo una solidarietà reale e una comprensione ampia, al di là delle apparenze. Abbiamo imparato incontrandole che dietro ognuna di loro c’è una storia drammatica. Non sono prostitute ma prostituite, cioè schiave che vengono messe su strada con la forza e perdono non solo la dignità ma persino il diritto ad avere un loro nome. La stragrande maggioranza è stata attirata in Italia con false promesse, dicendo loro che c’era un posto da parrucchiera o badante, per poi essere tradite e sbattute sulla strada. Le nigeriane hanno vissuto l’esperienza terribile della prigionia in Libia e poi della traversata sui barconi, al 30% sono minorenni».

Un’attività quella di «Alle periferie» che vede i volontari innanzitutto avvicinare le donne distribuendo loro un pasto fornito dalla Quercia di Mamre, la mensa solidale di Treviglio. «Portiamo loro anche degli abiti — racconta ancora padre Locati — con chi lo vuole recitiamo il Padre nostro e regaliamo un rosario. È un primo contatto per stabilire un rapporto di conoscenza. Poi torniamo periodicamente aprendo un dialogo parlando della quotidianità fino a quando sentono di potersi fidare e si aprono raccontandoci le loro paure e le loro storie». In quattro anni l’associazione ha contattato 35 viados e 140 donne di varie nazionalità. «Spiccano — spiega il sacerdote — albanesi, rumene e nigeriane. C’è anche qualcuna che è libera e lo fa perché attirata dal guadagno, sono soprattutto quelle dell’est. La maggior parte però è gestita. Per questo cerchiamo di non fermarci con loro più di 10 minuti. Ne abbiamo viste anche con lividi e cicatrici e la nostra preoccupazione è di non metterle mai a rischio. Le africane sono quelle più fragili, partono da casa con un debito di 3-4 mila euro e qui viene chiesto loro di restituirne anche 50mila. Prima del Covid la prostituzione su strada era circa il 60%, adesso è ridotta al 5% e le ragazze sono state spostate in appartamento, ma è un fenomeno che non si ferma mai».

Per questo padre Locati se la prende con i clienti. «Li vediamo quando andiamo sulla strada — spiega — e se di notte sono uomini tra i 30 e i 50 anni, di giorno sono tanti quelli con i capelli bianchi, anche 70enni. Quando si accorgono di noi e vedono il crocefisso abbassano lo sguardo. Credo che sia la battaglia più importante. Cambiare la cultura. Quando un’italiana subisce una violenza sessuale diventa un fatto che finisce in televisione ma è la stessa violenza sessuale che subiscono queste donne tutti i giorni. Solo non si vuole vedere. Per questo quando sono chiamato a tenere l’omelia nelle parrocchie affronto sempre il tema quando vi è la pagina biblica che si riferisce alla giustizia. Perché la gente spesso non sa e talvolta non vuole vedere. C’è chi rimane sotto choc e chi infastidito e non solo tra i fedeli».

Dal Corriere della Sera del 9 aprile 2021