| Una nipote alla sua nonna... |
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Queste righe sono il frutto reale di una sera fatta di tanti ricordi, di lacrime e di tanta voglia di parlare con una persona che non è più vicino a noi fisicamente. E’ un pensiero dedicato ai nonni, al loro grande e immenso valore, a quello che ci danno, che ci insegnano e all’enorme bene che ci trasmettono. E’ un pensiero dedicato ai nipoti, che a volte non si curano abbastanza dei loro nonni , che non ne comprendono i gesti e le parole e che non ne sono consapevoli, finchè non sono più con noi, come quando si ha sete e ci si rende conto di essere rimasti senza una goccia d’acqua. Come quando si ha fame e non si ha nulla da mangiare…
12 Aprile 2006 / 12 Aprile 2010 Ciao Nonna MARIA, sono passati 4 anni da quando Gesù e la Mamma Celeste ti hanno chiamata lassù in Cielo. A noi non sembrano 4 anni , lo dice il calendario ma noi no. Per noi e come se tu fossi mancata da pochissimo, perché è vivo in noi il tuo ricordo. Si nonna, è impossibile dimenticarsi dei propri cari e quali cari ! Sei stata una madre per noi oltre che una nonna , hai rinunciato tante volte a cose a te care per rendere la vita più piacevole a noi. Hai iniziato a lavorare prima dei tredici anni, come raccontavi a me e a Carlo. Aiutavi anche il tuo papà a fabbricare mattoni nella fornace dove lui lavorava. Poi hai iniziato a lavorare a maglia , sei diventata così una perfetta magliaia, poi ricamatrice e poi sarta. Da quando siamo nati sia io che Carlo, non ti abbiamo mai vista senza l’uncinetto o i ferri da calza in mano, per non dire quando stavi alzata anche la notte alla macchina di maglieria per finire i capi che dovevi consegnare, perché nonno era malato e difatto sei rimasta vedova giovane e non ti sei più risposata. Quanti punti in questi anni nonna ? Quanti maglioni, golf, completini da neonato, babbucce, scarpine, scialli, lenzuola, tovaglie, abiti hai fatto ? A noi e a chi ti conosceva, quanti ? Non lo sapresti quantificare neanche tu tanto sono tanti. Carlo ed io non abbiamo mai comprato un abito da cerimonia. Dal Battesimo, alla Comunione, alla Cresima ci hai sempre vestito tu in qualsiasi occasione. E non mancavi mai di pensare al futuro dei tuoi nipoti. Hai iniziato a fabbricarci la dote ancora quando eravamo piccoli ed ora, sia io che Carlo, abbiamo tante e tante lenzuola da te ricamate , punto per punto e anche il pizzo a tombolo, quello di Cantu’che ti piaceva tanto. E che armadio pieno di lavori fatti a maglia ci hai lasciato , c’è di tutto li dentro e quando apriamo quell’armadio… ecco che cadono le lacrime e i ricordi si fanno ancora più vivi. Mi ricordo quando a me dicevi di imparare il tuo lavoro, perché non si sa mai. Ricordo quella volta che mi dicevi che non sapevo attaccare neanche un bottone ed io me l’ero presa così tanto che una sera ero venuta a casa tua , ti ho preso la scatola dei bottoni e così ad uno ad uno li ho cuciti su un giubbetto, più di trecento bottoni e poi una sera quando avevo finito di attaccarli ti avevo fatto vedere il giubbetto e tu.. eri contenta, ma dovevo imparare di più. Ora me ne rendo conto , perché non so fare un orlo , non mi ricordo come si mettono i punti sui ferri da calza e sono nulla in confronto a te. A te nonna, alla tua mente, alle tue mani artistiche , che osservavo anche quando eri in bara e con le lacrime agli occhi mi ripetevo e mi chiedevo : quanto lavoro hanno fatto ? quanto lavoro hanno fatto quelle mani ? quanta fatica e che cosa hanno saputo creare quelle mani, che capi, che gratificazioni hai ricevuto e rendevi tanto . Quando lavoravi in fabbrica , i tuoi responsabili ti lasciavo un giorno in più di riposo perché avevi prodotto gli stessi capi in metà tempo rispetto alle tue colleghe. Quante cose mi raccontavi, ricordi quando mi dicevi dei bombardamenti della guerra ? Di quando eri scappata tra i campi , perché gli aerei arrivavano a lanciare le bombe e per ripararti eri corsa sotto degli alberi e buttandoti a terra , avevi nel grembiule un uovo e i ferri da calza, mi dicevi sempre che i ferri da calza si erano piegati e l’uovo incredibilmente non si era rotto. Che brutta è stata la Guerra, si pativa la fame, noi giovani siamo fortunati, molto fortunati. E quando dormivamo assieme nel lettone ? Una volta, ero piccola, ma mi ricordo , mi avevi detto che un giorno non ti avrei più vista perché era naturale che i nonni prima o poi muoiono, ero così affranta non volevo sentirtelo dire e tu mi dicevi : “..mi porterai un fiore ? ..ti ricorderai di me ?” Ti sei sempre preoccupata per noi, anche tre giorni prima di morire. Erano le 20.30 e ci avevi chiamato sul cellulare , preoccupata perché era buio ed io e Carlo non eravamo ancora tornati, ti avevo risposto che eravamo fuori a mangiar qualcosa , del resto per noi era ancora presto. Che sciocca , che stupita ero, forse in cuor tuo sapevi che non avevi tanto davanti a te, quelle ore in cui non eravamo vicini potevano essere vissute diversamente. Come il giorno prima che morissi, ero stata al lavoro fino a tardi per un corso. Quando tempo sprecato per cosa ? Un aggiornamento di computer, ora il programma al lavoro verrà cambiato e quel corso ha cosa è servito ? Solo a togliermi altro tempo per starti vicino. La stessa sera ti ho accompagnata a letto , eri stata poco bene quel giorno, ma sia a me che alla mamma, avevi detto che rispetto alla mattina ti sentivi una Signora ! Volevi parlare con tuo fratello quella sera, era parecchio che non lo sentivi , ma era tardi e chiamare così tardi in casa di qualcuno non è educato e cosi mi avevi detto : “domattina me lo chiami mio fratello , vero ?” Ti avevo risposto : “certo nonna , te lo chiamo , stai tranquilla, riposati adesso “ . Si, si cara nonna , l’ indomani mattina ho chiamato tuo fratello, ma solo per dirgli, con voce rotta dal pianto che , che tu, si , che tu eri morta da poche ore. Perché quella notte, la corsa di me e Carlo al tuo letto, nonostante la vicinanza delle nostre camere, la chiamata dell’ambulanza, la corsa in ospedale.. non sono servite a nulla.. a nulla !!! C’era una gran luna piena quella notte , era una notte buia ma allo stesso tempo ben illuminata dalla luna. Quella luna così grande che mi è rimasta davanti agli occhi, come il tuo sguardo sbarrato, le pupille grandi, le braccia ciondolanti, la tua fronte fredda , il tuo viso nella bara , sembravi imbronciata , te ne eri andata con delle faccende in sospeso, dovevamo dirci ancora tanto. Ma adesso come facciamo ? Come posso dirti tutto quello che era rimasto nel mio cuore e in quello della mamma ? Tardi ormai, troppo tardi.. Sembravi così forte e arzilla per la tua età, sembravi eterna. Strano destino , te ne sei andata tu e di li a pochi mesi tuo fratello ti ha raggiunta. Quel fratello che tu ritenevi come un figlio, perché la differenza di età di ben sedici anni, ti aveva dato l’opportunità di crescerlo come una madre e che per come è strana la vita terrena, poco avevi visto da viva , ma ora in Paradiso, con la Mamma Celeste e Gesù , siete assieme e quello che non vi siete detti allora da vivi ve lo dite ora. Non ti dimenticheremo mai nonna perché il tuo bene è stato infinito e prezioso per noi e abbiamo il rimorso di non averti mai ringraziato abbastanza , di non averti mai abbracciato abbastanza, per questo faccio un appello a tutti i nipoti: Abbracciate i vostri nonni, teneteli stretti stretti al vostro cuore, non stancatevi mai di dirgli “nonna ti voglio bene , nonno ti voglio bene” , perché credetemi è così brutto, terribile e tanto triste non poterglielo dire più. Non fa nulla se i nonni sono anziani e ai nostri occhi possono essere ripetitivi e quindi ci fanno sbuffare perché riteniamo sciocchi i loro rimproveri o perché ci hanno chiesto tre volte la stessa cosa in poco tempo. Li avessi ancora quei rimproveri, quelle domande , li avessi ancora… No cari nipoti, non sbagliate, non abbiate rimpianti, prendete tutto dai nonni perché fanno sempre tutto a nostro bene , non c’è bene più prezioso che i propri genitori e i propri nonni. Io la mia nonna la vorrei qui ora e vorrei stringerla quello scricciolino e dirle ti voglio bene, così come lo vorrebbe mia mamma che da quando non c’è più nonna si autodistrugge in silenzio. Nonna cara, non sapevo dirti il rosario, con la tua morte ho imparato a recitarlo, tutte le sere in famiglia dedicandolo a te. Ora lo recito in Radio Mater, chi poteva immaginarlo ? Anche dopo morta hai continuato la tua opera di bene nei nostri confronti e così io e Carlo ci siamo avvicinati alla Mamma Celeste. Carlo ha “inciampato” sulla frequenza di Radio Mater sentendo la voce di Don Mario proprio l’ 11 febbraio 2007, così abbiamo iniziato a frequentare la Cappellina di Maria e ascoltando il Nostro Caro Don Mario, abbiamo accresciuto la fede. Don Mario tu non l’hai conosciuto ma ti sarebbe piaciuto perché avresti detto : “ è come una volta, ha valore , e’ un santo sacerdote ! Ti fa recuperare la fede” Oh nonna, se eri qui adesso, questa Madonna con gli occhi così brillanti e vivi ti sarebbe tanto piaciuta . Sai è una statua grande, come quelle che piacevano a te , come quando andavamo al Santuario di Caravaggio assieme e sentivamo la Messa, le Madonne grandi ti piacevano , perché la Madonna è grande ! Se fossi qui … non ci sei … ma tu la Mamma ora la vedi davvero e la guardi negli occhi, la vedi viva, … ma prima io questo non lo sapevo… non lo sapevo… Ciao nonna e grazie per il bene che ci hai voluto e per tutto quello che hai fatto per tutti noi. I tuoi nipoti Giovanna e Carlo , tua figlia Rita e tuo genero Giuseppe.
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