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“La Parola è un dono. L'altro è un dono”.

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  • 05/03/2017

Papa Francesco: messaggio per la Quaresima 2017,
“La Parola è un dono. L'altro è un dono”.

 

“Aprire la porta del nostro cuore all’altro, perché ogni persona è un dono, sia il nostro vicino sia il povero sconosciuto”. È l’appello contenuto nel Messaggio del Papa per la Quaresima, sul tema “La Parola è un dono”, al centro del quale c’è la parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro. “Lazzaro ci insegna che l’altro è un dono”, scrive Francesco, spiegando che “la giusta relazione con le persone consiste nel riconoscerne con gratitudine il valore”.

“Anche il povero alla porta del ricco non è un fastidioso ingombro, ma un appello a convertirsi e a cambiare vita”, prosegue il Papa, definendo la Quaresima “un tempo propizio per aprire la porta ad ogni bisognoso e riconoscere in lui o in lei il volto di Cristo”. “Ognuno di noi ne incontra sul proprio cammino”, osserva Francesco: “Ogni vita che ci viene incontro è un dono e merita accoglienza, rispetto, amore”. “La Parola di Dio ci aiuta ad aprire gli occhi per accogliere la vita e amarla, soprattutto quando è debole”, assicura il Papa: “Ma per poter fare questo è necessario prendere sul serio anche quanto il Vangelo ci rivela a proposito dell’uomo ricco”.

La parabola, infatti, “comincia presentando i due personaggi principali, ma è il povero che viene descritto in maniera più dettagliata: si trova in una condizione disperata e non ha la forza di risollevarsi, giace alla porta del ricco e mangia le briciole che cadono dalla sua tavola, ha piaghe in tutto il corpo e i cani vengono a leccarle”. “Il quadro dunque è cupo, e l’uomo degradato e umiliato”, commenta Francesco, e la scena “risulta ancora più drammatica se si considera che il povero si chiama Lazzaro: un nome carico di promesse, che alla lettera significa ‘Dio aiuta’”.

Il povero, quindi, non è un personaggio anonimo, “ha tratti ben precisi e si presenta come un individuo a cui associare una storia personale. Mentre per il ricco egli è come invisibile, per noi diventa noto e quasi familiare, diventa un volto; e, come tale, un dono, una ricchezza inestimabile, un essere voluto, amato, ricordato da Dio, anche se la sua concreta condizione è quella di un rifiuto umano”.

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