Radio Mater

“La Brexit diventerà un cavallo di Troia dove a rimetterci sarà il popolo, soprattutto i più deboli”

  • In home
  • 08/11/2019

Le Chiese d’Inghilterra e la Brexit

L’Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby: “La Brexit diventerà un cavallo di Troia dove a rimetterci sarà il popolo, soprattutto i più deboli”.

 

In questi ultimi mesi, e soprattutto in queste ultime settimane, si è tanto parlato, scritto, discusso sull’uscita del Regno Unito dall’UE. Abbiamo assistito a “teatrini” di ogni genere, manifestazioni, sbandieramenti indipendentisti e mai abbiamo visto o sentito cosa pensi la Chiesa d’Inghilterra e la Chiesa Cattolica Inglese. Perché? Forse perché non se ne deve parlare. Forse perché sono troppi i “soldi” in gioco e le strategie nascoste e non del tutto chiare. Ecco perché mi sono sentito di aggiornarmi un po’ su questo argomento che per molti è assai oscuro o sconosciuto. Sua Grazia l’Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, incalzato da alcuni parlamentari, ha così affermato:<< La Brexit diventerà un cavallo di Troia dove a rimetterci sarà il popolo, soprattutto i più deboli>>. Apriti cielo. Pur essendo un alto prelato, Welby è considerato un alleato degli europeisti e un fine stratega politico, e per questo l’ala più oltranzista dei Tory teme un suo possibile coinvolgimento nell’ora più delicata. L’arcivescovo di Canterbury non è uno sprovveduto o una persona che non sa di che cosa si stia parlando. Anzi, è assai preparato e competente e cerca di pensare e lavorare pe il bene di tutta la sua Comunità.

Ha studiato a Eton, il prestigioso college frequentato anche dal Primo Ministro Boris Johnson, e poi a Cambridge, entrando in seminario solo nel 1987 dopo una lunga e proficua carriera nel settore petrolifero. L’arcivescovo ha ereditato il rapporto con la politica dalla famiglia, dato che sua madre, è stata la storica segretaria di Winston Churchill e il suo prozio, viene ricordato come uno dei più grandi statisti del secondo dopoguerra. Di fronte a questo momento difficile per il Regno Unito, l’arcivescovo Welby più volte ha ribadito: di non essere un politico, ma di parlare sulla base delle scritture cristiane. Parlo di politica perché Gesù parlava di politica, siamo tutti coinvolti dalla politica. Intervenendo alla Camera dei Lords, dove ha un seggio assieme ad altri 25 alti prelati (i cosiddetti Lord Spiritual) l’arcivescovo è stato tra i primi a capire che la Brexit si sarebbe rivelata una questione così divisiva al punto da richiedere una soluzione non convenzionale. Questi alti rappresentati – coscienza dello Stato – così hanno detto: Lasciare l’Unione Europea avrà un impatto enorme su tutta la popolazione, ma siamo preoccupati per coloro che hanno meno strumenti per resistere allo shock economico del ‘No deal’.

Uscire senza un accordo non porterà pace e riconciliazione in un Paese diviso. La Brexit non finirà il 31 ottobre e bisogna essere onesti sui reali costi che andranno sostenuti in futuro>>. Parole forti risuonate nel luogo più sacro per la monarchia e democrazia inglese. Un atto di coraggio e di desiderio di dare voce a chi non ha voce in questo momento. Nel giugno 2017 annunciò di volere creare una grande coalizione presieduta da “un parlamentare esperto” per gestire la Brexit, e dopo il fallimento elettorale di Theresa May rinnovò gli inviti a trovare una maggioranza ampia in Parlamento. Nessuno lo prese sul serio. Qualche settimana fa, i leader dell’opposizione hanno riconosciuto che il governo di unità nazionale è uno dei pochi strumenti a disposizione per evitare il no deal, riconoscendo a Sua Grazia Welby il ruolo di precursore.

Mons. Noel Treanor, vescovo di Down and Connor , vice presidente della Comece (Commissione delle conferenze episcopali della Comunità Europea) afferma: Preoccupazione per il futuro, per l’impatto sull’economia ma soprattutto per le conseguenze che la Brexit può avere sulla pace e sulla stabilità di un territorio che ha conosciuto in un recentissimo passato violenza e spargimento di sangue . Alla domanda di un giornalista (fonte SIR ottobre 2019) Cosa può fare la Chiesa in questa situazione? Mons. Treanor così dice: «La Chiesa cattolica e le Chiese in Irlanda, sono molto attive. Le istituzioni stabilite in Irlanda del Nord dal “Good Friday Agreement”, Assemblea ed esecutivo, non stanno funzionando da molto tempo. C’è quindi un vacuum politico. Nel 2018, i leader delle quattro Chiese cristiane presenti nel Paese – la Chiesa cattolica, anglicana, presbiteriana e metodista – hanno proposto un incontro con i membri dei partiti politici. L’incontro si è svolto ed era la prima volta che i politici appena eletti si sedevano tutti nella stessa stanza dopo le elezioni. Alcuni si incontravano per la prima volta. In quella occasione si è parlato dell’impasse politico che si sta vivendo in Irlanda del Nord e della preoccupazione per il Brexit.».

Certo, il cammino sarà lungo e difficoltoso. Ci sarà gente che soffrirà e pochi che gioiranno. Si creeranno forse muri? Si ricostituirà il temuto confine che portò ad una “guerra” di cui nel Regno Unito si portano ancora le conseguenze? Si alzeranno barricate? Non lo so. Ma mi viene in mente un pensiero di Emerson: La ragione per cui il mondo manca di unità e giace a pezzi e a mucchi è che l’uomo manca di unità con sé stesso. Nessun uomo, nessuno Stato, nessun Popolo è un’isola, intero per se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, parte della terra intera. Insieme, parlando, condividendo, ascoltandoCI, fissandoCI negli occhi, abbassando un po’ il nostro orgoglio e usando il “NOI” non sempre l’”IO”, ce la si può fare.

pgl