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“E’ terrorismo anche quello di chi mette il denaro al posto dell’uomo”

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  • 02/08/2016

Conferenza stampa di Papa Francesco
sull’aereo di ritorno da Cracovia.

“E’ terrorismo anche quello di chi
mette il denaro al posto dell’uomo”

 

Francesco ha incontrato i giornalisti nella consueta conferenza stampa, sul volo di ritorno a Roma dalla Polonia. Una conversazione nella quale ha anche toccato temi come la Turchia, la Gmg di Cracovia, il suo rapporto con i giovani e ha confermato che la caduta durante la Messa di Czestochowa, giovedì scorso, non ha avuto alcuna conseguenza. “Stavo guardando la Madonna – ha raccontato - e mi sono dimenticato del gradino. Quando ho capito che stavo cadendo mi sono lasciato andare e così mi sono salvato, altrimenti sarebbe andata molto peggio”.

 

“A me non piace parlare di violenza islamica – ha risposto a chi gli chiedeva il motivo del suo silenzio sulla matrice musulmana degli attentati -. Perché tutti i giorni quando sfoglio i giornali vedo, ad esempio qui in Italia, omicidi, di mogli e di suocere. E questi sono fatti da cattolici. Se io parlassi di violenza islamica, dovrei anche parlare di cattolici violenti. Non tutti gli islamici sono violenti. Ma una cosa è vera: credo che in quasi tutte le religioni c'è un piccolo gruppetto fondamentalista. Anche noi ne abbiamo”, ha detto Francesco, e il fondamentalismo uccide con la lingua e con il coltello. “Credo, però – ha aggiunto - che non sia giusto identificare l'islam con la violenza. Ho avuto un dialogo lungo con il grande imam di Al-Azhar. E so come la pensano loro. Ma si può convivere bene. Ci sono gruppetti fondamentalisti. E mi domando quanti giovani europei abbiamo lasciato vuoti di ideali, non hanno lavoro e si danno alla droga o vanno là e si arruolano nei gruppi fondamentalisti. Sì, possiamo dire che il cosiddetto Isis è uno stato islamico che si presenta come violento. Ma questo è un gruppetto; non si può dire, non è vero e non giusto che l'islam sia terrorista”. E comunque, ha concluso il Pontefice sull’argomento, è terrorismo anche quello di chi mette il denaro al posto dell’uomo.

 

Anche del suo silenzio dopo il golpe in Turchia è stata chiesta una spiegazione. Si tratta forse di timore che vi siano rappresaglie sulla minoranza cattolica? “Quando ho dovuto dire qualcosa che non piaceva alla Turchia, ma della quale ero sicuro, l'ho detta. Con le conseguenze che voi conoscete – è stata la sua risposta del Papa, in riferimento all’uso della parola genocidio armeno nei suoi discorsi -. Ora non ho parlato perché non sono sicuro ancora, in base alle informazioni che ho ricevuto, di che cosa succede lì”. Francesco sta studiando la situazione, tramite le informazioni che arrivano in segreteria di Stato e anche con i report di qualche analista politico importante. “E' vero si deve evitare il male ai cattolici – ha sottolineato -, ma non al prezzo della verità. C'è la virtù della prudenza, si deve vedere come e quando dire, ma nel caso mio (voi mi siete testimoni) quando ho dovuto dire qualcosa che toccava la Turchia l'ho detta.

 

Giudizio sospeso anche sul caso delle nuove accuse di pedofilia al cardinale Pell.

Due delle sei domande della conferenza stampa hanno riguardato la Polonia e la Gmg. Positiva l’impressione della visita. Francesco ha detto di aver trovato “una Polonia speciale, perché invasa una volta in più, ma da una squadra di giovani. Ma anche Cracovia, la gente erano tanto entusiasti. Oggi, pur con la pioggia per le strade fino all’aeroporto c’erano non solo i giovani, ma anche le vecchiette”. Il Papa si è poi riferito ai suoi ricordi di infanzia, quando molti polacchi andarono ad abitare nel suo quartiere a Buenos Aires. “Erano gente brava. E così li ho ritrovati qui”. Sui giovani e sul suo linguaggio infarcito di espressioni che loro stessi usano: “A me piace parlare con i giovani e mi piace ascoltarli. Sempre mi mettono in difficoltà perché mi dicono cose che non ho pensato o ho pensato a metà. Mi piacciono i giovani creativi. Da lì ho preso il linguaggio e tante volte devo chiedere che significa questo e loro mi spiegano. I giovani sono il nostro futuro e dobbiamo dialogare con loro. Ecco perché raccomando tanto il rapporto con i nonni, perché sentano l'importanza della storia e dell’esperienza”. “A me non piace invece – ha aggiunto - quando si dice che i giovani dicono stupidaggini. Anche noi ne diciamo tante. I giovani dicono stupidaggini e dicono cose buone. Come noi adulti. Ma noi dobbiamo imparare da loro e loro da noi. E così si fa la storia e così si cresce senza chiusure e senza censure”.

 

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