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“Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa..."

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  • 27/06/2019

Caro Papa Francesco, tutta Radio Mater ti vuole bene e prega perché i cattolici che ti criticano possano vedere la Luce della Parola di Gesù che disse a Pietro:

“Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”.

Così scriveva santa Caterina da Siena : «Trattatelo come vicario di Cristo in terra, trattatelo come caro vostro padre, sforzandovi senza indugio di fare per lui quanto potete» (L. 311). In questo tempo così “agitato” e pieno di diffidenza e cattiveria verso il Pontefice, ci sentiamo confusi, persi, addolorati. Perché tutti “remano contro” il Papa? Perché lo si attacca da più parti e lo si lascia solo? Perché? Forse perché il demonio ed il male stanno cercando di prevalere. Stano scavando nelle paure dell’uomo e della donna di oggi ponendo come verità assoluta le insicurezze e le debolezze della nostra società. Stanno cercando di far passare come “normale” e logico che un padre e la figlia di soli 20 mesi muoiano nell’indifferenza di tutti. Che persone indifese che scappano da guerre e prevaricazioni siano lasciate a vagare in acque che teniamo ben protette affinché non ci “contaminino”. Che il grido di centinaia di migliaia di bambini che muoiono di fame, di sete e di malattie lo facciano senza disturbarci. Che il nostro egoismo e la nostra indifferenza diventino le regole di vita per “vivere bene” senza che nessuno ci dia fastidio.

Il Papa - oggi Francesco ieri Benedetto XVI, l’altro ieri Giovanni Paolo II, prima ancora Paolo VI e così fino all’apostolo Pietro – deve dire che non va bene ciò che sta succedendo. Deve dare voce a chi non ha voce. Deve parlare alle nostre coscienze e ai nostri cuori anche con parole forti e gesti grandi. Anche noi siamo chiamati come battezzati a lavorare con coraggio ed impegno per il bene della Chiesa, amando, rispettando, obbedendo e aiutando concretamente il Pontefice, che ci sia simpatico o meno. È lui il SEGNO visibile dell’unità della Chiesa; è lui che, sostenuto e guidato dallo Spirito santo, conosce la situazione della Chiesa e del mondo ed è lui, come successore di Pietro e costituito da Cristo guida della Chiesa, che riceve le grazie per svolgere al meglio il suo servizio per TUTTI. Ripeto: per TUTTI.

E’ dal viaggio apostolico di papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti che si è alzato un vespaio di cattiverie e pettegolezzi contro il suo alto magistero e la sua missione petrina. Tutto inizia dalla creazione e firma del documento congiunto fra lui, Vescovo di Roma e Pontefice, e il Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb: FRATELLANZA UMANA per la pace mondiale e la convivenza comune. Questo testo è un forte e accorato appello a rafforzare il dialogo interreligioso e a promuovere il rispetto reciproco per CHIUDERE la strada a quanti vogliono e desiderano lo scontro di civiltà. Qui vengono affrontati i temi più caldi ed attuali di tempo sui quali chi crede in Dio è esortato a interrogare la propria coscienza e ad assumere con fiducia e decisione la propria responsabilità. «La fede - si legge nella prefazione - porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare. Dalla fede in Dio, che ha creato l’universo, le creature e tutti gli esseri umani – uguali per la Sua Misericordia –, il credente è chiamato a esprimere questa fratellanza umana, salvaguardando il creato e tutto l’universo e sostenendo ogni persona, specialmente le più bisognose e povere».

 Papa Francesco e il Grande Imam, mossi dalla misericordia di Dio e dalla Parola di Dio che è strumento di pace, spinti dall’amore verso tutta l’umanità e verso tutte le religioni affermano che promuovere la cultura dell’incontro non è un’utopia; bensì un cammino realizzabile da fare INSIEME. Vedere ciò che ci unisce non le piccole cose che ci dividono. Il Papa e l’Himam affermano, «chiediamo a noi stessi e ai Leader del mondo, agli artefici della politica internazionale e dell’economia mondiale, di impegnarsi seriamente per diffondere la cultura della tolleranza, della convivenza e della pace; di intervenire, quanto prima possibile, per fermare lo spargimento di sangue innocente, e di porre fine alle guerre, ai conflitti, al degrado ambientale e al declino culturale e morale che il mondo attualmente vive». I due leader religiosi chiedono agli uomini di religione e di cultura, oltre che ai media, di riscoprire e diffondere i valori della pace, della giustizia, del bene, della bellezza, della fratellanza umana e della convivenza comune. E affermano di credere «fermamente che tra le più importanti cause della crisi del mondo moderno vi siano una coscienza umana anestetizzata e l’allontanamento dai valori religiosi, nonché il predominio dell’individualismo e delle filosofie materialistiche». Tutto l’odio verso il Papa è iniziato da questo grande e storico gesto di Francesco: aver costruito un PONTE con l’Islam.

Poi è arrivato il suo intervento a Napoli sulla Costituzione Apostolica Veritatis Gaudium. E ancora una volta abbiamo assistito attoniti a quanto, anche da membri della Chiesa, ha dovuto subire il Papa. Ma lui, sorretto e guidato dallo Spirito Santo (NON DIMENTICHIAMOLO MAI), ha continuato per la sua strada: quella del Vangelo. Quella che già Gesù prese: incontro e accoglienza. Forse chi critica il Santo Padre – mettendo anche in discussione la sua autorità ed il suo ministero - dimentica che anche Gesù andava da chi era “scartato”. Ricordiamo? Pensiamo all’emorroissa, a Zaccheo, a Matteo, al centurione romano, ai samaritani, agli ammalati, ai pubblici peccatori, ai ladri… a CHI NON AVEVA VOCE ed era escluso dalla vita della comunità di allora; a chi era emarginato da tutto poiché ammalto o povero: il malato e il povero si pensava stupidamente che fossero maledetti da Dio. Gesù andava da questi. Andava da loro prima di tutto. «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. …. Ora andate e imparate che cosa significhi: "Voglio misericordia e non sacrificio"; poiché io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» ( Mt 9, 12-13) .

Il Papa non può andare contro quanto Gesù ha fatto o detto. Non può e non deve. Anche se questo, ai nostri occhi di poveri peccatori egoisti, ci reca scandalo. Ma non è lui che reca scandalo: lo scandalo è dato dal nostro silenzio, dal nostro odio, dalla nostra indifferenza, dal nostro egoismo, dalla nostra paura di aprire il cuore a TUTTI. Perché TUTTI sono nostri fratelli, anche chi è di religione diversa da quella cristiana. Nell’Angelus del 5 novembre del 2017 papa Francesco affermò commentando Mt 23,1-12: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che dicono». Questo sta a significare che essi hanno l’autorità di insegnare ciò che è conforme alla Legge di Dio. Tuttavia, subito dopo, Gesù aggiunge: «ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno» (v. 2-3).

Un difetto frequente in quanti hanno un’autorità è quello di esigere dalle altre cose, anche giuste, che però loro non mettono in pratica in prima persona. Hanno la doppia vita. Dice Gesù: «Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito» (v. 4). Questo atteggiamento è un cattivo esercizio dell’autorità, che invece dovrebbe avere la sua prima forza proprio dal buon esempio. L’autorità nasce dal buon esempio, per aiutare gli altri a praticare ciò che è giusto e doveroso, sostenendoli nelle prove che si incontrano sulla via del bene. L’autorità è un aiuto, ma se viene esercitata male, diventa oppressiva, non lascia crescere le persone e crea un clima di sfiducia e di ostilità, e porta anche alla corruzione. Gesù denuncia apertamente alcuni comportamenti negativi degli scribi e di alcuni farisei: «Si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze» (vv.6-7). Questa è una tentazione che corrisponde alla superbia umana e che non è sempre facile vincere. È l’atteggiamento di vivere solo per l’apparenza. Poi Gesù dà le consegne ai suoi discepoli: «Non fatevi chiamare “rabbi”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. […] E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo».

Si deve tornare all’essenziale del Vangelo, al kerygma come primo annuncio del messaggio cristiano. Così il Papa, da queste rive molto vicine a dove Paolo sbarcò, ricorda i viaggi e il naufragio al centro del Mediterraneo dell’Apostolo, che a differenza di Giona non fugge e anzi può pensare che Roma sia la sua Ninive.

Lo spirito del cristiano deve essere quello di ACCOGLIERE, OFFRIRE AMORE E MISERICORDIA, APRIRE IL CUORE anche se questo costa sacrificio e dono della vita.

Il Papa, anche se criticato e lascito solo da molti, continuerà in questa strada perché… è la via tracciata dal Signore ed è sostenuto dallo Spirito santo in ciò che fa e dice.

Preghiamo per il Papa e AMIAMOLO. Vogliamogli bene. Stringiamolo al nostro cuore e non lasciamolo solo.

G.P.