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PAPA FRANCESCO: “IL CIBO E’ DI E PER TUTTI, PENSIAMO AI BAMBINI CHE VIVONO LA PIAGA DELLA GUERRA”

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  • 30/03/2019

UDIENZA DI MERCOLEDI’ 27 MARZO 2019

PAPA FRANCESCO: “IL CIBO E’ DI E PER TUTTI, PENSIAMO AI BAMBINI CHE VIVONO LA PIAGA DELLA GUERRA”

All’udienza generale di questa mattina, il Santo Padre Francesco alza nuovamente la sua voce in difesa di quei genitori che ogni sera entrano nella disperazione poiché non sanno dove andare a prendere il cibo per sfamare i propri figli. Quanti gettano via il cibo e lo sprecano solamente perché ne hanno troppo e hanno il “lusso” di buttarlo; mentre centinaia di migliaia di persone muoiono perché non hanno nulla. Il cibo “non è proprietà privata, ma provvidenza da condividere, con la grazia di Dio” con queste parole toccanti Francesco si è rivolto ai fedeli che lo ascoltavano meditando la seconda parte del “Padre nostro”, quella in cui presentiamo a Dio “le nostre necessità”, pronunciando una parola a noi tutti comune: “pane”. È il Salvatore nel brano evangelico di Matteo sui “cinque pani e due pesci”, che ci insegna a innalzare la nostra voce al Padre per chiedere il pane quotidiano per tutta la famiglia umana. Poi il santo padre ha inviato tutti a pensare al dramma della fame nel mondo e a fermarci davanti alle immagini dei tanti “bambini affamati” del mondo d’oggi: Pensiamo ai bambini che sono in Paesi in guerra: i bambini affamati dello Yemen, i bambini affamati nella Siria, i bambini affamati in tanti Paesi dove non c’è il pane, nel Sud Sudan. Pesiamo a questi bambini e pensando a loro diciamo insieme, a voce alta, la preghiera: “Padre, dacci oggi il pane quotidiano”.

Questo pane necessario non è MIO ma NOSTRO, di tutti e ci rende un’unica famiglia, un unico cuore, un’unica casa per Dio. Così vuole Gesù. Ci insegna a chiederlo non solo per sé stessi, ma per l’intera fraternità del mondo.

Se non si prega in questo modo, il “Padre nostro” cessa di essere una preghiera cristiana. Se Dio è nostro Padre, come possiamo presentarci a Lui senza prenderci per mano?

E se il pane che Lui ci dà ce lo rubiamo tra di noi, come possiamo dirci suoi figli?

Questa preghiera che Gesù ci ha insegnato e ordinato di pregare ogni giorno contiene un atteggiamento di dono, servizio e solidarietà.

Nella mia fame devo sentire la fame dei miei fratelli, e allora pregherò Dio finché la loro richiesta non sarà esaudita. Così Gesù forma la sua Chiesa, a portare a Dio le necessità di tutti: “Siamo tutti tuoi figli, o Padre, abbi pietà di noi!”.

Il Pontefice ci rimprovera che come cristiani abbiamo poca abitudine a condividere e a donare. "Era un pane regalato per l’umanità, e invece è stato mangiato solo da qualcuno: l’amore non può sopportare questo. Il nostro amore non può sopportarlo; e neppure l’amore di Dio può sopportare questo egoismo di non condividere il pane".

Il Santo Padre, poi conclude affermando: Gesù non chiede invocazioni raffinate: tutta l’esistenza umana, “con i suoi problemi più concreti e quotidiani”, può diventare “preghiera”.