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“Benedetto XVI, il contemplativo che prega per la Chiesa”

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  • 30/06/2021

A settanta anni dall'ordinazione sacerdotale del Papa emerito, Benedetto XVI, papa Francesco esprime, al termine dell'Angelus, tutta la sua gratitudine, la sua vicinanza e il suo affetto, per quello che considera "un padre e un fratello"

 

“Benedetto XVI, il contemplativo
che prega per la Chiesa”

 

"Un anniversario che tocca il cuore di tutti noi". Così Francesco salutando i pellegrini che hanno seguito la recita dell'Angelus nel giorno della Solennità dei Santi Pietro e Paolo, ricorda che il 29 giugno del 1951, nel duomo di Frisinga, il Papa emerito veniva ordinato sacerdote, un momento che, come lo stesso Benedetto XVI ha avuto modo di ribadire in diverse occasioni, è stato centrale nella sua vita e lo è tuttora.

La testimonianza credibile e lo sguardo rivolto a Dio

L'applauso della Piazza in cui è racchiuso il grande affetto per il Papa emerito, segue le parole di Francesco colme di gratitudine e vicinanza:

70 anni fa, Papa Benedetto veniva ordinato sacerdote. A te, Benedetto, caro padre e fratello, va il nostro affetto, la nostra gratitudine e la nostra vicinanza. Lui vive nel monastero, un luogo voluto per ospitare le comunità contemplative qui in Vaticano, perché pregassero per la Chiesa. Attualmente, è lui il contemplativo del Vaticano, che spende la sua vita pregando per la Chiesa e per la diocesi di Roma, della quale è vescovo emerito.

Quindi, prima di concludere il Papa ribadisce il suo grazie :
Grazie, Benedetto, caro padre e fratello. Grazie per la tua testimonianza credibile. Grazie pe il tuo sguardo continuamente rivolto verso l’orizzonte di Dio: grazie!

Quel giorno d'estate di 70 anni fa

Dunque sono trascorsi 70 anni da quel giorno nel Duomo di Frisinga, quando, attraverso l’imposizione delle mani del cardinale Michael von Faulhaber, arcivescovo di Monaco e Frisinga, il Papa emerito veniva ordinato sacerdote. “Eravamo più di quaranta candidati - avrebbe ricordato in seguito ne La mia vita, San Paolo 1997 - quando venimmo chiamati, e rispondemmo Adsum, ‘sono qui’. Era una splendida giornata d’estate, che resta indimenticabile, come il momento più importante della mia vita”. “Non si deve essere superstiziosi, ma nel momento in cui l’anziano arcivescovo impose le mani su di me, un uccellino – forse un’allodola – si levò dall’altare maggiore della cattedrale e intonò un piccolo canto gioioso; per me fu come se una voce dall’alto mi dicesse: va bene così, sei sulla strada giusta”, proseguiva Ratzinger.

Successivamente, nel settembre del 2006, in occasione del viaggio apostolico in Baviera, Benedetto XVI tornando ancora su quel giorno dell'ordinazione ne avrebbe ricordato il dono speciale della vicinanza con Gesù: “Quando ero qui prostrato per terra e, come avvolto dalle Litanie di tutti i santi, dall’intercessione di tutti i santi, mi rendevo conto che su questa via non siamo soli, ma che la grande schiera dei santi cammina con noi e i santi ancora vivi, i fedeli di oggi e di domani, ci sostengono e ci accompagnano. Poi vi fu il momento dell’imposizione delle mani… e infine, quando il Cardinale Faulhaber ci gridò: ‘Iam non dico vos servos, sed amicos’ – ‘Non vi chiamo più servi, ma amici’, allora ho sperimentato l’ordinazione sacerdotale come iniziazione nella comunità degli amici di Gesù, che sono chiamati a stare con Lui e ad annunciare il suo messaggio”.

La prima messa

Nel giorno invece della prima Messa, celebrata l’8 luglio a Traunstein, il Papa emerito sempre nella sua Autobiografia avrebbe espresso la ricchezza di consacrarsi al Signore: " Sperimentai - scrive Benedetto XVI - così molto direttamente quali grandi attese gli uomini abbiano nei confronti del sacerdote, quanto aspettino la sua benedizione, che deriva dalla forza del sacramento. Non si trattava della mia persona o di quella di mio fratello: che cosa avrebbero potuto significare per se stessi due giovani come noi per tanta gente che incontravamo? Essi vedevano in noi delle persone cui Cristo aveva affidato un compito, per portare la sua presenza fra gli uomini”.

Il "dono" del sacerdozio," fonte e meta"

A tornare in questi giorni sui 70 anni di sacerdozio del Papa emerito è stato invece il suo segretario particolare, l’arcivescovo Georg Gänswein, prefetto della Casa pontificia, in occasione della pubblicazione della biografia del pontefice firmata da Luca Caruso. "La scelta del sacerdozio è la fonte primaria di tutta la sua vita" ha ripetuto in un colloquio con i giornalisti, un "dono" per il quale "ha spesso lottato" e al quale "è rimasto fedele", "traendone molte doti come teologo, vescovo, cardinale e come Papa". Dal segretario anche la riflessione sul presente del Papa emerito, quello cui oggi anche Francesco ha fatto riferimento. Il sacerdozio è oggi vissuto in modo molto "semplice": "nel senso che - ha detto Gänswein - prega, medita, cerca di seguire la situazione attuale. Però lui ha capito bene che alla fine ciò che conta è rimanere vicino al Signore e il modo di essere vicino cambia con gli incarichi, con le sfide e con il cambiare della vita. Ma ciò che ha ripetuto spesso è che il sacerdozio resta il centro della sua vita, sua fonte e meta".