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La legge delle decime ti dice di non accontentarti...

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  • 01/01/2018

Discorso dell’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, al Te Deum del 31 dicembre 2017 nella chiesa di San Fedele.

La legge delle decime ti dice di non accontentarti di quanto è comandato, delle elemosine che fai cadere dal tuo benessere: è piuttosto la dichiarazione di un’appartenenza.

Presentiamo i nostri bilanci. Abbiamo fatto e abbiamo detto. Abbiamo speso e abbiamo guadagnato. Siamo cresciuti e siamo diminuiti. E’ andata bene; è andata male.
 I bilanci sono talora così esaltanti che diventa naturale brindare e compiacersi, godersi una notte di follia per festeggiare
 I bilanci sono talora così disastrosi che viene spontaneo cercare di non pensarsi, lasciarsi andare a una notte di follia per dimenticare.
 I bilanci sono talora così piatti che viene proprio voglia di qualche momento di allegria, di vivacità, di fantasia, provare l’euforia di una notte di follia tanto per cambiare. 

Leggendo i bilanci esaltanti e quelli disastrosi e quelli piatti vado a cercare quello che potrebbe dare sapore e splendore alle valutazioni di come sia andato l’anno che si chiude. Vado a cercare dove sono registrate le decime destinate all’edificazione del buon vicinato. La legge delle decime non è una regola fiscale che si può calcolare come si fanno i conti di un’impresa o di un mercato; la regola delle decime non pretende l’adempimento legalistico che ti mette la coscienza a posto quando puoi esibire la ricevuta del versamento; la regola delle decime non è il salasso imposto da un fisco esoso a rendere ulteriormente insostenibile l’intraprendenza e impossibile il benessere. 

La legge delle decime è piuttosto la dichiarazione di un’appartenenza: poiché appartengo a questa umanità, a questa comunità e guardo a chi mi sta intorno come a fratelli e sorelle, metto in conto, in bilancio, il prendermi cura, il dedicare tempo, risorse, attenzioni all’ambiente in cui vivo e alle persone che vi abitano. La legge delle decime è esigente non per motivi quantitativi, non perché mi impone di calcolare in quanto consista il decimo di 10 torte, di qualche migliaio di parole, di 1000€. La legge delle decime è esigente perché vuole contrastare l’individualismo e desidera porre fine all’omertà e mettere in discussione ogni tolleranza nei confronti dell’illegalità, quella che diffida della legge e trasforma alcuni luoghi della città in una jungla. La legge delle decime vuole combattere l’indifferenza e uno stile omertoso: siccome tutti abbiamo qualche cosa da nascondere, allora non diciamo niente di quello che di clamorosamente illegale avviene sotto i nostri occhi, dei vandalismi che si compiono, le trasgressioni che accadono.
Considero gli abitanti di questa città come persone con cui sono in debito, considero le istituzioni di questa città come alleate, considero me stesso, quello che ho, i miei beni e il mio tempo come una responsabilità 
La legge delle decime ti dice di non accontentarti di quanto è comandato, delle elemosine che fai cadere dal tuo benessere, vuol dire quel tratto di generosità creativa per cui questa città deve essere giustamente fiera e per cui va verso il suo futuro, fiduciosa.

La legge delle decime è una forma di riconoscenza a Dio per la sua provvidenza che ci ha accompagnato quest’anno. In un certo senso la legge delle decime può coincidere con il rito delle primizie. Il popolo di Dio entra nella terra promessa, la riconosce dono di Dio e perciò offre a Dio le primizie del raccolto e dei frutti della terra. La gratitudine a Dio è forse diventata una espressione formale. Infatti mentre in altri contesti era normale e convincente domandare: che cos’hai che non hai ricevuto? Nel nostro contesto sembra più normale domandarsi il contrario: che cos’ho che non sia frutto della mia fatica, intelligenza, intraprendenza? La legge delle primizie e della decima può aiutare a ridimensionare questo “io” ingigantito dall’illusione e dalla presunzione e suggerire una visione più modesta di sé e una interpretazione meno tragica della precarietà. Infatti l’individuo che presume di essere padrone e protagonista dalla sua vita deve censurare il senso del limite e il discorso sulla morte che contraddicono la pretesa di essersi fatti da sé.
Riconoscere invece che tutto è dono, oltre che responsabilità, che tutto viene da Dio e insieme è frutto della fruttificazione dei talenti ricevuti da Dio dispone a un più sereno affidamento e, senza togliere nulla all’intraprendenza personale, inserisce nel bilancio dei risultati lo spazio della gratitudine.
Dio non ha bisogno delle offerte degli uomini e la tradizione cristiana ha segnato con la qualifica della gratuità il rapporto di Dio con il suo popolo: perciò la legge delle decime e delle primizie non impone il versamento di una quota a Dio, che non ha bisogno di nulla; invece la legge delle decime e delle primizie semina nella gente quella logica della gratuità che preferisce la solidarietà all’accumulo, che sceglie uno stile di vita sobrio all’esibizionismo della propria ricchezza, si domanda come il frutto buono di un lavoro buono possa essere un arricchimento per tutto il convivere fraterno, piuttosto che un incremento di potenza e di sperpero.

In questa logica della gratuità riconoscente celebriamo questo momento di sosta pensosa, di bilancio avveduto, di gratitudine corale: Te Deum laudamus. Tu Dio non hai bisogno delle nostre lodi né del nostro tempo né delle nostre offerte, ma noi sì abbiamo bisogno di pregare, di lodarti, di sostare in contemplazione, per riconoscere che la tua gloria riempie la terra e la nostra vita. E nella tua presenza sta la serenità con cui consideriamo il tempo che è passato, con le sue bellezze e i suoi squallori, e affrontiamo il tempo che viene, con le sue promesse e le sue incertezze. Te Deum laudamus. 

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