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26° viaggio Apostolico del Santo Padre

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  • 02/04/2019

26° viaggio Apostolico del Santo Padre

Il pontefice e re Mohammed VI siglano un'alleanza contro gli estremismi, considerati "un'offesa a Dio" e un documento per preservare Gerusalemme come "patrimonio comune dell'Umanità"

Sabato 30 marzo, il Santo Padre è partito alla volta di Rabat per dare inizio al suo viaggio apostolico in Marocco, stato per la grande maggioranza, di fede islamica. Significativo è stato il logo scelto: una croce e una mezzaluna. Simboli della croce cristiana e la mezzaluna musulmana a sottolineare il carattere interreligioso tra cristiani e musulmani. Il motto della visita, “Servitore di Speranza”, si riaggancia alla lettera pastorale della Cerna – la Conferenza episcopale regionale del Nordafrica - data a Papa Francesco durante l'ultima visita ad limina del 2015. Rivolto al re e alle persone che lo attendevano, Francesco ha affermato:<< Il coraggio dell'incontro e della mano tesa sono una via di pace e di armonia per l'umanità, là dove l'estremismo e l'odio sono fattori di divisione e di distruzione>>. Incontrare le persone, ascoltarle, abbracciarle amarle come fratelli e sorelle in Dio è il compito di ogni credente. Questo esige scelte coraggiose secondo i dettami della Legge di Dio. Dare la mano e rialzare chi è caduto, provato dalla guerra, chiuso in recinti o muri. Questo crea armonia e pace. Costruire muri genera odio, chiusura e discriminazione. Il credente non deve costruire muri, ma ponti e dialogo. Deve costruire una civiltà di amore e di pace. Re Mohamed VI ha evidenziato che il radicalismo, religioso o di altro tipo, "si fonda sull'ignoranza dell'altro, sulla mancanza di conoscenza dell'altro, sulla mera ignoranza”.

Francesco, rivolgendosi al Re così ha detto:"È indispensabile opporre al fanatismo e al fondamentalismo la solidarietà di tutti i credenti, avendo come riferimenti inestimabili del nostro agire i valori che ci sono comuni. Infatti l’odio porta solo odio. L’incomprensione solo dolore. L’aggressività e il sopruso solo silenzio e morte. La solidarietà, l’amore, la comprensione, il dialogo, il perdono e la pace sono le uniche “armi” che il credente deve usare. Dio è padre di tutti ed ama tutti i suoi figli allo stesso modo. Il Santo Padre ha dato fiato alla voce dei vescovi del Marocco per la libertà religiosa nel Paese e per la maggiore protezione dei migranti.

In tutti gli incontri di questo viaggio, Francesco ha spronato i credenti al dialogo ed alla preghiera e a confidare nella misericordia e amore di Dio. Occorre continuare a far crescere la cultura della misericordia, una in cui nessuno guardi l'altro con indifferenza, né giri lo sguardo quando vede sua sofferenza, mettendo da parte l'odio e vendetta che non fanno altro uccidere l'anima. Il dialogo è l’unica arma che il credente può e deve usare in nome di Dio. Innanzitutto ascoltare l’altro, capirlo, fissare i nostri occhi nei suoi e vedere nel suo cuore; poi parlare e dialogare. Non parlare solo noi e vedere che solo la nostra idea sia corretta. Dialogare e costruire ponti. Sono stati due giorni intensi dedicati al dialogo interreligioso e alla conferma nella fede della Chiesa locale, senza dimenticare i migranti e i bisognosi. Il Santo Padre con coraggio e forza ha ribadito a tutti la gioia di essere credenti e di essere testimoni di Dio e della sua misericordia e bontà. Testimoni anche con il sacrificio e le prove.