Puoi sostenere Radio Mater tramite il 5 per mille o un'offerta volontaria.

Radio Mater

Desidero venire con spirito di rispetto e incoraggiamento per ogni sforzo volto a costruire armonia

  • In home
  • 30/11/2017

Papa Francesco visita il Myanmar e il Bangladesh

Desidero venire con spirito di rispetto e incoraggiamento per ogni sforzo volto a costruire armonia e cooperazione

«Mentre mi preparo a visitare il Myanmar e il Bangladesh, desidero inviare una parola di saluto e di amicizia ai loro popoli. Non vedo l’ora di potervi incontrare!». E’ quanto ha scritto papa Francesco in un tweet postato sull’account @Pontifex qualche giorno fa prima di partire per il viaggio nei due paesi asiatici.

Parole alle quali ha fatto eco la gratitudine e l’attesa delle popolazioni locali, di cui si sono fatti portavoce i pastori delle due comunità. «Tutto il Myanmar sta aspettando di vedere il nostro caro Santo Padre Francesco» aveva detto il cardinale arcivescovo di Yangon, Charles Maung Bo, ricordando anche che il Papa «giunge in un momento in cui il paese fa notizia a causa della migrazione di migliaia di persone. C’è la grande speranza che la sua presenza riesca a sciogliere il cuore di tutti e spingere il paese verso una pace duratura».

“La mia visita – e queste sono le parole pronunciate dal papa nel videomessaggio inviato ai cattolici del Myanmar, poco più di 600 mila fedeli in un Paese, in prevalenza buddista - vuol confermare la comunità cattolica del Myanmar nella sua fede in Dio e nella sua testimonianza nel Vangelo che insegna la dignità di ogni uomo e donna ed esige di aprire i nostri cuori agli altri, specialmente ai poveri e ai bisognosi”.

“Desidero visitare la Nazione con spirito di rispetto e incoraggiamento per ogni sforzo volto a costruire armonia e cooperazione nel servizio al bene comune. Noi viviamo in un tempo in cui i credenti e gli uomini di buona volontà sentono sempre più la necessità di crescere nella mutua comprensione e nel rispetto, e di sostenersi l’un l’altro come membri dell’unica famiglia umana. Perché tutti siamo figli di Dio”.

Dopo il Myanmar, il viaggio apostolico proseguirà in Bangladesh, dal 30 novembre al 2 dicembre. Anche qui, nel Bangladesh le aspettative del “piccolo gregge” dei cattolici sono grandi. Il cardinale arcivescovo di Dhaka, Patrick D’Rozario, aveva detto all’Osservatore Romano che la gente e la Chiesa considerano «il pellegrinaggio di Francesco come un’opzione per i poveri del paese, che continuano a lottare per vivere i valori umani e spirituali in un contesto di vulnerabilità. Con il Pontefice arriva “la Chiesa dei poveri e la Chiesa per i poveri”».

Papa Francesco in Myanmar

Francesco è il profeta dell’età moderna. Ha spesso parlato di “prospettive dalla periferia” e ha esortato tutti i pastori a recarsi tra le pecore e ritornare “odorando di pecora”. Fedele alla sua parola, si è recato in Myanmar, da questo piccolo gregge di cattolici. I cattolici sono appena 700.000. Il paese è tra i più poveri al mondo. La Chiesa sopravvive in mezzo a sfide difficili. Il tema della visita è: il Papa missionario di «amore e pace». Ed è giunto in un momento in cui il paese fa notizia a causa della migrazione di migliaia di persone. C’è la grande speranza che la sua presenza riesca a sciogliere il cuore di tutti e spingere il paese verso una pace duratura.

In Myanmar il buddismo è la religione maggioritaria. La pratica popolare di meditazione vipassana (consapevolezza) è nata qui. Il monachesimo e l’ascetismo sono parti integranti del buddismo. Nei monasteri buddisti ci sono 500.000 monaci e 70.000 monache, che vivono una vita di testimonianza, con le loro ciotole delle elemosine.

Il cristianesimo è arrivato nel sedicesimo secolo, quando i contatti commerciali con Goa portarono qui alcuni missionari. Inizialmente la vita per i cristiani era difficile. Tanti furono i martiri nei primi anni di evangelizzazione, come la strage di alcuni cristiani laici e di quattro sacerdoti. Chi sopravvisse, si rifugiò nella parte centrale del paese. Quella comunità è ancora prospera e fonte di molte vocazioni. Nel diciottesimo e diciannovesimo secolo, i missionari cattolici tornarono nuovamente in Myanmar. Questa volta, grazie alle buone relazioni con i re e il dialogo col buddismo, poterono muoversi all’interno del paese. Il gruppo etnico bamar, che aveva una grande tradizione buddista, non accolse con entusiasmo il messaggio del Vangelo, ma le altre comunità etniche sì. fede. Oggi il 90 per cento dei cristiani appartiene a queste comunità. Si trovano cristiani tra i kachin, i kayah, i chin e i karen. Ma ci sono anche cristiani di origine cinese o indiana

Il cristianesimo ha avuto momenti di grosse difficoltà dopo l’indipendenza dagli inglesi. Il paese si avviò verso la democrazia, scivolando però poi nel conflitto cronico, perché il governo scelse di favorire una religione, una lingua e una razza. Per due volte i profondi problemi economici portarono a un colpo di stato. Nel 1964 prese il potere una giunta militare. Gli anni successivi furono una vera via crucis. Tutti i beni della Chiesa — che gestiva alcune delle scuole migliori raggiungendo anche le aree più lontane — furono nazionalizzati. I missionari furono espulsi. Da un giorno all’altro la Chiesa si ritrovò letteralmente in mezzo alla strada. Un’ideologia detta “via birmana al socialismo” ha praticamente impoverito il paese che un tempo era il più ricco del sud-est asiatico.

La giovane Chiesa ebbe grosse difficoltà. Il seminario fu lasciato senza professori. Ma la fede profonda e la generosità dei cattolici, insieme al lavoro intenso, hanno fatto sì che la Chiesa non sia solo sopravvissuta, ma addirittura prosperata. Da tre diocesi, ora è arrivata a sedici. I 160 sacerdoti iniziali sono diventati 900, le religiose da 200 sono oggi 2400; un esercito di catechisti svolge un lavoro encomiabile tra le comunità più remote. I sacerdoti e i religiosi sono molto giovani e mostrano un profondo impegno.

Papa Francesco in Bangladesh

Ancora una volta la Chiesa cattolica in Bangladesh è pronta a ricevere la visita di un Papa. Francesco sarà il terzo a toccare il nostro suolo, dopo Paolo VI, che a mezzanotte del 26 novembre 1970 sostò un’ora all’aeroporto di Dhaka per portare vicinanza, preghiere e un aiuto caritativo alle vittime della grandissima inondazione e del ciclone avvenuti due settimane prima, e dopo Giovanni Paolo II, giunto il 19 novembre 1986 per un viaggio che ebbe come principale tema pastorale «comunione e fratellanza».

Anche questa visita verrà vista nella prospettiva del tema scelto: «armonia e pace». La gente in Bangladesh e la Chiesa locale considerano il pellegrinaggio di Francesco come un’opzione per i poveri del paese, che continuano a lottare per vivere i valori umani e spirituali in un contesto di vulnerabilità. Con il Pontefice arriva “la Chiesa dei poveri e la Chiesa per i poveri” per confermare nella fede e nella testimonianza cristiana il “piccolo gregge” che vive e serve come “sale” e “luce” per la nazione.

Nel 2018 ricorrerà il quinto centenario dell’arrivo dei primi cristiani; erano commercianti provenienti dal Portogallo, che si stabilirono a Diang, Chittagong, nel 1518. La visita del Papa inaugurerà le celebrazioni giubilari per i cinquecento anni di presenza cristiana in questa parte del subcontinente. Attualmente la Chiesa conta otto diocesi. Quella di Dhaka è stata eretta nel 1886 ed elevata a sede metropolitana nel 1950. Sono seguite poi le erezioni di Chittagong nel 1927 (elevata ad arcidiocesi il 2 febbraio scorso) e Dinajpur, sempre nel 1927; Khulna, nel 1952; Mymensingh, nel 1987; Rajshahi, nel 1990; Sylhet, nel 2011; e Barisal, nel 2015

In Bangladesh vivono circa 162 milioni di persone. I cristiani rappresentano solo lo 0,4 per cento di fronte a una maggioranza prevalentemente musulmana (88 per cento). Tra i cristiani, i cattolici sono circa il 70 per cento. Il gruppo etnico più grande tra i cattolici è quello dei bengalesi (385.000), che appartengono al 98 per cento della popolazione nazionale. Tuttavia, i cattolici provenienti da oltre 34 gruppi etnici tribali costituiscono circa il 49 per cento della popolazione cattolica totale. La Conferenza episcopale (Cbcb) è stata istituita nel 1971, subito dopo l’indipendenza dal Pakistan.

Sebbene la Chiesa cattolica rappresenti una piccolissima minoranza, Dio l’ha benedetta con molte vocazioni. Attualmente, nel paese operano 35 congregazione religiose e società apostoliche, maschili e femminili, alcune delle quali sono note istituzioni missionarie.

Puoi sostenere Radio Mater tramite il 5 per mille o un'offerta volontaria.