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Francesco: la religione non fomenti divisione e terrorismo

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  • 03/12/2017

Papa in Bangladesh.

Francesco: la religione non fomenti divisione e terrorismo

È cominciata attorno alle 10 del mattino, ora italiana, la seconda parte del viaggio apostolico di papa Francesco, che dopo il Myanmar tocca il vicino Bangladesh. Nel discorso alle autorità e al Corpo diplomatico, tenuto nel Palazzo presidenziale, il Papa va subito al cuore della sua visita. “Mi trovo qui sulle orme di due miei predecessori, Papa Paolo VI e Papa Giovanni Paolo II, a pregare con i miei fratelli e sorelle cattolici e ad offrire loro un messaggio di affetto e di incoraggiamento”. Non solo però. Francesco ricorda che “solo attraverso un dialogo sincero e il rispetto della legittima diversità un popolo può riconciliare le divisioni, superare prospettive unilaterali e risonoscere la validità di punti di vista differenti”. E questo dialogo deve essere attento ai “bisogni di tutti i cittadini, specialmente dei poveri, degli svantaggiati e di coloro che non hanno voce”.

Il riferimento ai Rohingya

Ai Rohingya fa espresso riferimento, pur senza nominare la parola che crea controversie, perché al Papa sta più la sostanza che la forma. Ecco il passaggio del suo discorso in cui si riferisce alla questione. “Nei mesi scorsi, lo spirito di generosità e di solidarietà che caratterizza la società del Bangladesh si è manifestato molto chiaramente nel suo slancio umanitario a favore dei rifugiati affluiti in massa dallo Stato di Rakhine, provvedendoli di un riparo temporaneo e delle necessità primarie per la vita. Questo è stato fatto con non poco sacrificio. Ed è stato fatto sotto gli occhi del mondo intero. Nessuno di noi può mancare di essere consapevole della gravità della situazione, dell’immenso costo richiesto di umane sofferenze e delle precarie condizioni di vita di così tanti nostri fratelli e sorelle, la maggioranza dei quali sono donne e bambini, ammassati nei campi-profughi. È necessario che la comunità internazionale attui misure efficaci nei confronti di questa grave crisi, non solo lavorando per risolvere le questioni politiche che hanno condotto allo spostamento massivo di persone, ma anche offrendo immediata assistenza materiale al Bangladesh nel suo sforzo di rispondere fattivamente agli urgenti bisogni umani”.

Francesco poi esprime ancora una volta la sua condanna per il terrorismo che si ammanta di forme religiose, sottolineando invece la tradizione di pacifica convivenza tra le fedi all'interno del Bangladesh. C'è spazio anche per il ricordo dell'attentato di Dacca del 1° luglio 2016: “In un mondo dove la religione è spesso – scandalosamente – mal utilizzata al fine di fomentare divisione, questa testimonianza della sua forza di riconciliazione e di unione è quanto mai necessaria. Ciò si è manifestato in modo particolarmente eloquente nella comune reazione di indignazione che ha seguito il brutale attacco terroristico dell’anno scorso qui a Dhaka, e nel chiaro messaggio inviato dalle autorità religiose della nazione per cui il santissimo nome di Dio non può mai essere invocato per giustificare l’odio e la violenza contro altri i esseri umani nostri simili”.

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