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Ad Auschwitz “il grido del silenzio” di Papa Francesco

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  • 30/07/2016

Ad Auschwitz “il grido del silenzio”
di Papa Francesco

 

Papa Francesco, di fronte all'orrore di Auschwitz e Birkenau, i due campi di concentramento nazisti visitati nel suo primo viaggio in Polonia, è rimasto fisicamente muto.

Ma con il suo silenzio si direbbe che abbia voluto fare spazio al grido che da oltre settant'anni si leva da quei luoghi. Nessun suono, se non i saluti a tu per tu con i sopravvissuti e i giusti della memoria, è uscito oggi dalle labbra del Pontefice. Le uniche parole le ha vergate sul libro d'oro del museo del campo: "Signore abbi pietà del tuo popolo. Signore, perdona tanta crudeltà".

 

Ma i suoi gesti, la maschera del volto nel quale era possibile leggere grande sofferenza e compassione (nel senso letterale del termine), l'appoggiarsi al muro delle fucilazioni, il bacio al palo delle impiccagioni, la discesa agli inferi nelle celle di detenzione e tortura, in particolare quella in cui morì san Massimiliano Kolbe, oltre che la stessa presenza nel luogo simbolo dello sterminio degli ebrei, ha parlato al mondo nell'unica lingua che tutti possono comprendere senza bisogno di traduzioni.

Sì, Papa Francesco, di fronte all'orrore della Shoà è rimasto fisicamente muto, ma in una giornata che sembra un venerdì santo (oltre ad Auschwitz, la visita all'ospedale pediatrico e la via crucis con i giovani) ha fatto suo e rilanciato ai quattro angoli della Terra il grido e l'avvertimento di Auschwitz e di tutti i campi di concentramento. Basta odio. Basta guerra. Basta sopraffazione ideologica. Basta sfruttamento economico.

Il Papa ha confermato ad Auschwitz non solo il mai più alla Shoà, ma anche il grande sì all'amicizia tra ebrei e cristiani, paradigma di una convivenza tra fedeli di diverse religioni che i "nazisti" contemporanei vorrebbero impedire.

 

Al termine della visita a Birkenau, si è levato il salmo 130, prima cantato in ebraico, poi recitato in polacco. Un preghiera struggente: "Dal profondo a te grido Signore", una preghiera di speranza, rivolta a Dio che da quel profondo può risollevare il mondo.

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