Radio Mater

TU ES SACERDOS IN AETERNUM…TU ES PETRUS!

  • In home
  • 11/12/2019

Il 13 dicembre prossimo ricorre il 50° anniversario di Ordinazione Presbiterale del Santo Padre Francesco ed il 17 dicembre il suo 83° genetliaco. Tutta Radio Mater prega per il Santo Padre e gli porge gli auguri più fervidi

 

TU ES SACERDOS IN AETERNUM…TU ES PETRUS!

AUGURI…Padre Santo!

 

Il 13 dicembre, festa di santa Lucia, ricorre il 50° anniversario di Ordinazione Presbiterale del santo Padre Francesco ed il 17 dicembre il suo 83° genetliaco. Un’occasione importante e felice che chiama tutti noi, credenti e non, a pregare per lui affinché possa guidare la Chiesa con fermezza, mitezza e bontà d’animo. Sappia, con il suo esempio ed i suoi gesti (non sempre capiti e tante volte manipolati) toccare i nostri cuori e cambiarci dal di dentro per essere sempre ed ovunque veri testimoni del Risorto. In questo breve articolo, desideriamo pensare al dono prezioso, e sempre più carente nelle nostre diocesi, del sacerdozio e della vocazione al dono di sé alla Chiesa e al mondo.

Nella Messa Crismale del 2014, il Santo Padre così disse: «il Signore ci ha unto in Cristo con olio di gioia e questa unzione ci invita a ricevere e a farci carico di questo grande dono: la gioia, la letizia sacerdotale. E’ una gioia che ci unge (non che ci rende untuosi, sontuosi o presuntuosi), è una gioia incorruttibile ed è una gioia missionaria che si irradia a tutti e attira tutti, cominciando alla rovescia: dai più lontani».

La ricchezza del dono sacerdotale non è solo di chi la riceve ma di tutta la Comunità. E’ un dono prezioso da condividere e far crescere nell’amore e nella collaborazione, come in un’unica famiglia: la Chiesa. Essere sacerdote è condivisione, ascolto, preghiera, testimonianza, carità, Insomma, sporcarsi le mani di Dio. Senza “se” e senza “ma”. Fidarsi di Lui sempre e ciecamente. Non confidando nel mondo e nelle cose che il mondo offre su un piatto d’argento: successo, fama, ricchezza, privilegi, ma bensì porre il nostro sguardo sulla croce, su quel luogo di donazione dal quale è nata la Chiesa, dono preziosissimo di Gesù. I sacerdoti, permettetemi, non si ricaricano da sé ma in : «intima relazione con il santo popolo fedele di Dio perché si tratta di una gioia eminentemente missionaria. L’ unzione è in ordine a ungere il santo popolo fedele di Dio: per battezzare e confermare, per curare e consacrare, per benedire, per consolare ed evangelizzare».

La Comunità diventa, per il sacerdote, il luogo più privilegiato e santo per “ricaricarsi” con Dio e con i fratelli. Diventa LA FAMIGLIA sacerdotale dove il sacerdote trova rifugio, conforto e amore. Il sacerdote cresce con la Comunità ed essa cresce e si moltiplica con il sacerdote che è presenza viva di Gesù. Papa Francesco, sempre in questa splendida omelia, ricorda ai sacerdoti – e anche a lui – che tutti i sacerdoti hanno TRE “angeli” che li proteggono e li guidano: «sorella povertà, sorella fedeltà e sorella obbedienza. Il sacerdote è POVERO di gioia meramente umana: ha rinunciato a tanto! E poiché è povero, lui, che dà tante cose agli altri, la sua gioia deve chiederla al Signore e al popolo fedele di Dio. Non deve procurarsela da sé. Una sempre nuova FEDELTÀ all’unica Sposa, la Chiesa. Qui è la chiave della fecondità. OBBEDIENZA alla Chiesa nella Gerarchia che ci dà, per così dire, non solo l’ambito più esterno dell’obbedienza: la parrocchia alla quale sono inviato, le facoltà del ministero, quell’incarico particolare… bensì anche l’unione con Dio Padre, dal quale deriva ogni paternità».

La gioia dell’essere prete deriva dalla celebrazione eucaristica quotidiana: in forza delle parole che il sacerdote pronunzia, Lui si fa presente e lo rende capace di spezzare il pane della vita nell’esistenza di ogni giorno per il bene della Comunità a lui affidata. È gioia per il sacerdote sentirsi povero di risorse per sentirsi sostenuto dalla Grazia che deriva dalla consacrazione e dalla missione. È gioia sapersi chiamati, pur con la propria povertà umana e le limitate capacità, a sostenere e aiutare, non solo i bambini e i ragazzi, ma anche i giovani, gli adulti, gli anziani, e trovare la parola giusta per ognuno e per le diverse situazioni: una parola che non è mia, ma suggerita dallo Spirito. È gioia per il sacerdote vedere un giovane, interpellato dalla Parola del Signore, prendere sul serio il cammino di ricerca vocazionale e nell’entusiasmo dire un sì totale, radicale e per sempre.

In questo giorno di festa per tutta la Chiesa, che si stringe al Suo Pastore, chiediamo per Lui questo: di essere sempre un prete che ama il Signore, e che insieme a Lui ama la gente che gli sta attorno, le persone che, prima di ogni altra cosa, hanno bisogno di essere amate. Che abbia la caratteristica del pastore, di chi cerca chi si smarrisce; uno che si sforza di conoscere e di ascoltare. Che sappia "radunare" in autentica comunità cristiana. Uno di quelli che sanno giocare con i ragazzi, così come parlare e stare con gli adulti. Che abbia sempre la predilezione versi gli ultimi, quelli che contano di meno agli occhi del mondo; e ci aiuti ad amarli come Gesù li amò. Che sia capace di far uso "dell'intelligenza della fede", che sa operare "discernimento", che sa "leggere" le situazioni, che non usa solo il cuore e la volontà, ma anche la luce dell'intelligenza. Molte volte ci dimentichiamo dei nostri sacerdoti. Li lasciamo soli.

Li lasciamo chiusi nelle loro grandi canoniche. Li critichiamo. Li additiamo come “imprenditori” e non come pastori. Ma…chi è che ci prepara l'Eucaristia e ci dona Gesù? E' il Sacerdote. Se non ci fosse il Sacerdote, non esisterebbero né il Sacrificio della Messa, né la S. Comunione, né la Presenza Reale di Gesù nei Tabernacoli. E chi è il Sacerdote? E' l'Uomo di Dio. Difatti, è solo Dio che lo sceglie e lo chiama da mezzo agli uomini, con una vocazione specialissima ("Nessuno assume da sé questo onore, ma solo chi è chiamato da Dio": Eb 5,4), lo separa da tutti gli altri ("segregato per il Vangelo": Rm 1,1), lo segna con un carattere sacro che durerà in eternamente ("Sacerdote in eterno": Eb 5,6) e lo investe dei divini poteri del Sacerdozio ministeriale perché sia consacrato esclusivamente alle cose di Dio: il Sacerdote "scelto fra gli uomini è costituito a favore degli uomini in tutte le cose di Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati" (Eb 5,1-2). Preghiamo per i nostri sacerdoti e difendiamo la loro missione. Non lasciamoli soli e, come ci ricorda sempre con umiltà il Pontefice Francesco, PREGHIAMO per loro e anche per Lui. Per il Suo ministero petrino e per tutta la Chiesa.

GLP